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		<title>Continente disoccupato</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:56:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi non trova lavoro, chi lo perde e chi non l'ha mai trovato. L'Europa è sempre più ricca di povertà, di disoccupazione, di precarietà. Un disastro globale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/5696078157_773fb06e92.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-43613" title="5696078157_773fb06e92" src="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/5696078157_773fb06e92-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Qualcuno ha persino tirato un sospiro di sollievo. L&#8217;Europa è inchiodata, non cresce più, ma le previsioni davano addirittura un arretramento (-0,2%), e quindi&#8230;<br />
I dati di Eurostat relativi al primo trimestre del 2012 segnalano che la situazione è identica sia se si considera l&#8217;eurozona (17 paesi) che l&#8217;intera Unione (27). Ma naturalmente non è uguale per tutti i paesi. La Germania, pur se di poco (+0,5% rispetto ai tre mesi precedenti, +1,2 su base annuale), continua a crescere, così come i suoi satelliti dell&#8217;est (sia i baltici che gli slovacchi) e la Finlandia. La Francia è ferma sulla media zero, perché le importazioni sono cresciute pochissimo a fronte di importazioni più dinamiche. Si consola pensando che almeno ha creato 10.000 nuovi posti di lavoro.<br />
La faccia nera dell&#8217;Europa è naturalmente la Grecia, che inanellato un altro trimestre da paura: -6,2% dopo un -7,5 nel quarto finale del 2011, un -5 e un -7,3. C&#8217;è da tremare a far la somma (che non è aritmetica, ovviamente). Fuori da questo burrone, la Spagna comunque perde lo 0,4 e l&#8217;Italia fa molto peggio con un -0,8 su base trimestrale e -1,3 su quella annuale.<br />
Nemmeno dall&#8217;altra parte dell&#8217;Atlantico le cose vanno bene, ma se non altro gli Stati uniti mettono insieme lo stesso risultato tedesco (+0,5) tra gennaio e marzo, e addirittura un +2,1 rispetto all&#8217;anno precedente. È poco, certamente, ma sembra un successo clamoroso.<br />
Se questa è la situazione della «crescita» nei paesi avanzati, non poteva certo andar bene quella occupazionale. L&#8217;Ocse ha ieri pubblicato un suo studio in preparazione del G20 dei ministri del lavoro, che si terrà in Messico a partire da domani. Fanno impressione i differenziali tra «prima» della crisi (iniziata nel 2007, ma «avvertita» l&#8217;anno dopo) e i dati attuali. Sotto osservazione soprattutto la disoccupazione giovanile, letteralmente esplosa: 11 milioni nei 30 paesi considerati, con un tasso medio del 17,1% (era al 12,4 nel 2007).<br />
Ed è l&#8217;Europa ad avere il quadro peggiore. Grecia e Spagna hanno più di un giovane su due senza lavoro (l&#8217;età presa in considerazione è tra i 15 e il 24 anni), con un aumento del 30% e del 33,7 in soli cinque anni. Il Portogallo si ferma al 36,1. L&#8217;Italia segue da vicino questi disgraziati paesi, ma li supera quando si prendono in esame i giovani «neet» (che non vanno più a scuola, ma non cercano neppure un lavoro o hanno smesso di cercarlo); ben 23 milioni nell&#8217;area Ocse. Nel 2007 in Italia rappresentavano il 18% della loro fascia d&#8217;età; soltanto Turchia, Israele e Messico fanno peggio.<br />
Il problema è gravissimo, ma le soluzioni suggerite dall&#8217;organismo internazionali sono devastanti. L&#8217;Ocse suggerisce infatti di rafforzare i programmi di apprendistato e formazione professionale, «incoraggiando le imprese» ad assumerli grazie a robuste riduzioni dei contributi previdenziali o ad «agevolazioni salariali». Ma la pressione viene esercitata anche sulle regole del mercato del lavoro, perché si «suggerisce» &#8211; e immaginiamo che Elsa Fornero tornerà confortata dalla sua breve visita messicana &#8211; di ridurre le protezioni sui lavoratori «standard» per avvicinarle a quelle dei precari. Non basta, però. Anche i livelli salariali vanno «aggiustati», stabilendone di «minimi» che siano davvero «minimi»; in tal modo, dice l&#8217;Ocse, i datori di lavoro non saranno «scoraggiati» se prenderanno in considerazione la vaga ipotesi di assumerli. Un bel posto da schiavo, come fai a rifiutarlo?<br />
In questo brodo di ottime notizie le borse sono naturalmente crollate. Riandare al voto in Grecia, infatti, suona come l&#8217;avverarsi delle previsioni di uscita a breve termine di Atene dall&#8217;euro, visto che a prevalere &#8211; nelle previsioni &#8211; dovrebbe essere la sinistra anti-troika. La peggiore piazza continentale è stata Milano (-2,56%); mentre anche lo spread ha ripreso a correre come ai tempi di Berlusconi, raggiungendo di nuovo quota 440 rispetto ai Bund tedeschi.</p>
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		<title>E(u)ro</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:55:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Grecia ha davanti la fine della sua esperienza nell'Euro. Ma è proprio così grave?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/7392-monete-da-un-euro-in-foto-d-archivio.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-43557" title="7392-monete-da-un-euro-in-foto-d-archivio" src="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/7392-monete-da-un-euro-in-foto-d-archivio-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></a>Ma se l&#8217;euro si disintegra è proprio Fine di Mondo? Fino a ieri fare questa domanda era appannaggio solo di qualche pericoloso estremista. Ai mitici «mercati» sembrava possibile distinguere fra salvati e sommersi dell&#8217;euro. Certo, con un regime di rigore estremo avrebbero sofferto a lungo &#8211; e forse sarebbero naufragati &#8211; tutti gli esseri umani che non dispongono di fondi, ma almeno i capitali si sarebbero salvati. Oggi invece rischiano di liquefarsi anche i preziosi capitali. Così il dubbio sulla moneta unica viene pure ai portavoce più ortodosssi della finanza mondiale: The Economist ammette che salvare l&#8217;euro è auspicabile, «ma non a qualunque prezzo». Persino il presidente della Consob, l&#8217;organo di supervisione del capitalismo italiano, ieri si è lanciato contro «la dittatura dello spread»: Giuseppe Vargas ha detto infatti che «lo spread attribuisce ogni potere decisionale a chi detiene il potere economico, nei fatti vanificando il principio del suffragio universale» e compromettendo le stesse fondamenta delle democrazie europee: neanche Nichi Vendola o Mélenchon usano accenti così duri.<br />
Se anche i finanzieri si ribellano contro il rigore, se pure a loro i conti non tornano, siamo alla frutta. E che i conti non tornassero lo hanno già affermato con forza gli elettori greci, francesi, italiani, e domenica anche tedeschi che in modi diversi hanno tutti votato contro l&#8217;austerità e il rigore imposto dalla Germania e hanno detto che per la moneta unica hanno già dato abbastanza, forse troppo.<br />
Il dilemma è inaggirabile: senza il rigore l&#8217;euro va a picco; con il rigore soffocano tutti gli europei. In questa morsa sono presi tutti, a cominciare dal neo presidente francese. Nel vertice di domani con la cancelliera tedesca, e comunque entro 20 giorni, François Hollande deve strappare ad Angela Merkel almeno qualche concessione di sostanza per avere un risultato presentabile da mostrare ai francesi il 10 giugno, se vuole disporre di una maggioranza nel nuovo parlamento che uscirà allora dalle urne. Nella stessa morsa si trovano gli elettori greci che con ogni probabilità dovranno tornare a votare anch&#8217;essi il mese prossimo. E così gli spagnoli che hanno sono sull&#8217;orlo di un disastro bancario senza precedenti, solo rimandato dalla nazionalizzazione di Bankia. Gli stessi finanzieri tedeschi, dietro l&#8217;oltranzismo rigoristico, in realtà tremano: l&#8217;uscita della Grecia dall&#8217;euro trascinerebbe con sé in prima istanza Irlanda e Portogallo, e in seconda battuta farebbe affondare le banche spagnole e italiane, di rimbalzo colpendo al cuore il sistema produttivo tedesco: cioè nelle sue esportazioni.<br />
Detto in soldoni: la dissoluzione dell&#8217;euro a breve termine è già all&#8217;ordine del giorno nelle cancellerie, e nelle stanze del potere, anche se nessuno lo ammette apertamente. E non è detto che sia una tragedia. Certo, il primo anno sarà terribile, ma forse non peggiore di quel che ci aspetta se continuiamo a stringere la cinghia fino a deperire d&#8217;inedia.</p>
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		<title>I comunisti ci sono, ora costruiamo la sinistra</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:50:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chi era a Roma sabato, dentro quel mare meraviglioso di bandiere rosse, sa di essere stato partecipe di un piccolo grande evento della nostra storia recente. Una “storia” minuscola, beninteso, perché è soltanto la nostra storia, quella dei comunisti, e di una parte – la più combattiva, forse – della sinistra d’alternativa italiana. E tuttavia sempre una storia, che dobbiamo provare a raccontare fino a farla incontrare con la Storia vera, quella del nostro Paese, della nostra generazione, delle persone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/sinistra-eoliana-roma.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-43610" title="sinistra-eoliana-roma" src="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/sinistra-eoliana-roma-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>Chi era a Roma sabato, dentro quel mare meraviglioso di bandiere rosse, sa di essere stato partecipe di un piccolo grande evento della nostra storia recente. Una “storia” minuscola, beninteso, perché è soltanto la nostra storia, quella dei comunisti, e di una parte – la più combattiva, forse – della sinistra d’alternativa italiana. E tuttavia sempre una storia, che dobbiamo provare a raccontare fino a farla incontrare con la Storia vera, quella del nostro Paese, della nostra generazione, delle persone in carne ed ossa che faticano e lottano ogni giorno contro la disperazione e l’ingiustizia sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma a dire che possiamo trasformare la nostra storia in qualcosa di più grande non sono soltanto i sentimenti e le emozioni di decine di migliaia di compagni, l’enorme soddisfazione e anche un po’ la commozione di esserci ancora e al fondo di essere più forti della censura e dei poteri forti che nel nostro Paese hanno deciso da diversi anni di volerci eliminare.</p>
<p style="text-align: justify;">A dire che possiamo farcela è l’analisi lucida di quello che sabato abbiamo messo in campo, e che nessuna altra forza politica ha avuto il coraggio di fare in questi mesi: abbiamo preso l’iniziativa, abbiamo gettato il cuore oltre l’ostacolo e abbiamo portato in piazza cinquantamila persone contro la crisi e le politiche di destra del governo Monti. La crisi uccide e spinge al suicidio, licenzia, mette in cassaintegrazione e in mobilità centinaia di migliaia di persone. Il governo vara politiche che rimuovono i diritti, esasperano la precarietà e avvantaggiano la speculazione e i grandi patrimoni. Come si poteva rimanere fermi e con le mani in mano?</p>
<p style="text-align: justify;">La novità con cui oggi tutti si devono confrontare è che la Federazione della Sinistra – quando smette di concepirsi come un cartello elettorale o come un patto tra gruppi dirigenti e lavora come un unico corpo collettivo, come un soggetto politico forte e coeso – può essere il vero motore dell’opposizione e dell’alternativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il motore, non tutta la macchina. Perché è del tutto evidente – e questo è l’insegnamento che ci proviene in queste settimane dalla Francia, dalla Spagna e dalla Grecia, e di contro dai risultati modesti delle singole liste, divise, della sinistra alle elezioni amministrative – che da soli non ce la facciamo e che la nostra ambizione, da costruire qui e ora, deve essere la nascita di una nuova soggettività che aggreghi tutte le forze politiche e sociali che si collocano a sinistra del Partito democratico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma attenzione: non può essere soltanto la sommatoria dei partiti, che pure è essenziale e determinante. Deve essere un processo che coinvolge tutto il nostro popolo, le strutture associative, i comitati, le reti, i movimenti di lotta, le soggettività sociali (precari, disoccupati, studenti) che hanno riempito di lotte e vertenze le cronache degli ultimi mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">O noi oggi ci poniamo all’altezza di questo compito oppure saremo spazzati via e la manifestazione di sabato rimarrà nei nostri ricordi come la più ingannevole delle illusioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Da sabato, però, quest’ambizione sembra davvero, finalmente, alla nostra portata.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo ritrovato nel modo più bello l’orgoglio della nostra identità, con buona pace di chi ha fatto dell’anticomunismo programma di azione e di governo in questi anni e anche di chi si è riempito la bocca di “innovazione” e si ritrova, a distanza di qualche tempo, soltanto più fragile e smentito dai fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo ritrovato il calore della nostra gente, la solidarietà della nostra comunità politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Guai a noi, ora, se ci richiudessimo nel recinto delle nostre sezioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo osare e fare dieci passi in avanti. Ci vuole nettezza nei programmi, umiltà nell’ascoltare la nostra gente e ascoltarci tra noi (Grillo ha vinto anche per colpa nostra, a causa dei nostri errori e della nostra incapacità di interpretare i bisogni), coerenza e coraggio anche nel rinnovamento.</p>
<p style="text-align: justify;">In piazza c’erano decine di migliaia di compagne e compagni. Ma c’era anche, innanzitutto, una marea di giovani che deve essere la chiave di volta del cambiamento. Cambiamento della società e anche della politica, anche della nostra politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 26 maggio, tra dieci giorni, ritorneremo in piazza a Roma, insieme alle tante reti di studenti e lavoratori (<a href="http://lamegliogioventu.org/">http://lamegliogioventu.org/</a>) che condividono con noi l’urgenza dell’unità e dell’alternativa. Un passo alla volta, sempre più deciso. La direzione è quella giusta.</p>
</div>
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		<title>La meglio gioventù in piazza il 26 maggio</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:46:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La meglio gioventù del nostro tempo sostiene questo Paese con idee, desideri, progetti, volontariato, scopre nuovi mondi e inventa il futuro eppure è sempre disoccupata, in cerca di lavoro, precaria, senza stipendio. Studia per dare il meglio di sé e migliorare le vite di tutti e di tutte, ma una volta laureata è costretta ad andarsene. In nome di questa generazione il governo Monti propone una riforma sbagliata, una truffa per tutti e in primo luogo per i giovani. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/lameglio_def1.jpg"><img class="alignright  wp-image-43607" title="lameglio_def1" src="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/lameglio_def1-300x155.jpg" alt="" width="300" height="164" /></a>La meglio gioventù del nostro tempo sostiene questo Paese con idee, desideri, progetti, volontariato, scopre nuovi mondi e inventa il futuro eppure è sempre disoccupata, in cerca di lavoro, precaria, senza stipendio. Studia per dare il meglio di sé e migliorare le vite di tutti e di tutte, ma una volta laureata è costretta ad andarsene. In nome di questa generazione il governo Monti propone una riforma sbagliata, una truffa per tutti e in primo luogo per i giovani. Il disegno di legge sul mercato del lavoro lascia intatta la giungla delle 46 forme contrattuali, comprese quelle che il governo aveva annunciato di voler eliminare; non estende gli ammortizzatori sociali, visto che l&#8217;assicurazione per l&#8217;impiego lascerà fuori buona parte dei lavoratori precari; non prevede nessuna forma di reddito minimo; scarica l&#8217;aumento di costo dei contratti a progetto sulle buste paga dei collaboratori; rappresenta una beffa per le reali partite Iva che dovranno pagare di tasca loro l&#8217;aumento dei contributi.<br />
Le tante promesse del governo non sono state mantenute, così i giovani sono diventati il pretesto per precarizzare chi ha ancora un contratto stabile. Si è cercato di dividere i padri dai figli, le madri dalle figlie. Noi pensiamo che ci siano, oggi come ieri, i ricchi e i poveri, chi vive di sfruttamento e speculazione e chi vive di lavoro. Per questo vogliamo mobilitarci assieme ai nostri padri e alle nostri madri, perché vogliamo unire due generazioni nella difesa dei diritti e nella lotta contro la precarietà, perché non è vero che non c&#8217;è alternativa. La precarietà non è un&#8217;emergenza del mercato del lavoro, è il più grande attacco alla democrazia italiana degli ultimi decenni. Per noi la precarietà è il messaggio che da vent&#8217;anni una classe dirigente ci trasmette: andatevene. Noi vogliamo restare, cambiare le nostre vite e dare un presente al nostro Paese.<br />
Abbiamo proposte migliori di quelle del governo. Noi chiediamo di investire su Università e Ricerca, di riconvertire ecologicamente il nostro sistema industriale per creare buoni e nuovi posti di lavoro. Chiediamo un modello di welfare universale. Chiediamo che venga bandita sul serio la truffa della precarietà. A un lavoro stabile deve corrispondere un contratto stabile e i diritti fondamentali devono essere estesi a tutte le forme di lavoro: l&#8217;equo compenso, il diritto universale alla maternità/paternità e alla malattia, i diritti sindacali, il diritto ad una pensione dignitosa, la continuità di reddito nei periodi di non lavoro, la formazione continua. Chiediamo infine un reddito minimo, fatto di sussidi e servizi, per garantire la dignità della vita e del lavoro com&#8217;è in tutti i paesi europei.<br />
È necessaria una grande mobilitazione contro la precarietà, per il reddito, per i saperi e per l&#8217;estensione dei diritti e delle tutele: per un Paese diverso e per una nuova idea di cittadinanza, fuori e dentro il lavoro. L&#8217;alternativa è il cambiamento, non il mantenimento di pochi diritti e o la versione soft della precarietà. Vogliamo un altro Paese e un&#8217;altra politica. Scendiamo in piazza il 26 maggio. Per riprenderci il nostro Paese. Noi, la meglio gioventù del nostro tempo precario.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong><a href="http://lamegliogioventu.org" target="_blank">lamegliogioventu.org</a></strong></p>
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		<title>Ricordando Guido</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:41:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Guido Cappelloni]]></category>
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		<description><![CDATA[Si è tenuta lunedì scorso a Roma, presso il Centro Congressi, una giornata a pochi mesi dalla morte  del compagno Guido Cappelloni dal significativo titolo &#60;&#60;Guido Cappelloni, un comunista&#62;&#62;. Occorre dire che più una giornata di commemorazione è stata un momento di riflessione critica sulla storia del Pci e successivamente del Prc, in quanto Cappelloni ha attraversato con la sua militanza comunista un arco di tempo lunghissimo: si iscrisse al Pci all’indomani della guerra, diventando dopo pochi anni un dirigente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/images141.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-43603" title="images14" src="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/images141-300x163.jpg" alt="" width="300" height="163" /></a>Si è tenuta lunedì scorso a Roma, presso il Centro Congressi, una giornata a pochi mesi dalla morte  del compagno Guido Cappelloni dal significativo titolo &lt;&lt;Guido Cappelloni, un comunista&gt;&gt;. Occorre dire che più una giornata di commemorazione è stata un momento di riflessione critica sulla storia del Pci e successivamente del Prc, in quanto Cappelloni ha attraversato con la sua militanza comunista un arco di tempo lunghissimo: si iscrisse al Pci all’indomani della guerra, diventando dopo pochi anni un dirigente prima della Marche e successivamente nazionale con incarichi di direzione impegnativi e delicati.</p>
<p style="text-align: justify;">È stato componente del Coordinamento diretto da Giorgio Napolitano,tra La Segreteria Nazionale di Luigi Longo e l’Ufficio politico del partito, Tesoriere, Responsabile dei Ceti medi, deputato e autorevole membro della Commissione industria della Camera. Poi è stato  insieme ad Armando Cossutta un protagonista nella lotta contro la mutazione genetica del partito e successivamente con quest’ultimo, Sergio Garavini, Lucio, Libertini,  Ersilia Salvato e Bianca Braccitorsi tra i fondatori del Prc. Dunque l’occasione di ricordare Cappelloni a pochi mesi dalla sua scomparsa è stata l’occasione di una rivisitazione della storia dei comunisti: dalla Liberazione a oggi.<br />
Per questa ragione la giornata si è articolata in diverse sezioni: &lt;&lt;Dalle Marche a Botteghe Oscure&gt;&gt;, relatore Paolo Guerrini, &lt;&lt;Gli anni del dissenso&gt;&gt;, relatore Sandro Valentini, &lt;&lt;La nascita del Prc&gt;&gt;, relatore Leonardo Caponi, &lt;&lt;Per la rifondazione comunista&gt;&gt;, relatore Fausto Bertinotti, &lt;&lt;L’impegno in Sardegna&gt;&gt; testimonianza di Giuseppe Stocchino.<br />
Al centro della discussione ovviamente il ruolo da protagonista di Cappelloni nelle diverse fasi, ma anche il confronto tra Ingrao e Amendola dopo la morte di Togliatti, la Segreteria di Berlinguer, il tema della costruzione di un blocco politico e sociale per la trasformazione e la questione spinosa della democrazia e dei rapporti tra maggioranza e minoranza nel Pci, fino al dissenso di Cossutta e alla formazione dell’area cossuttiana che fu la spina dorsale senza la quale non sarebbe nato il Prc dopo la liquidazione del Pci e ai crocevia più recenti: la elezione a Segretario del Prc di Bertinotti, la scissione di Magri, la rottura tra Cossutta e Bertinotti e la nascita dei Comunisti italiani, il Congresso di Venezia e la Lista Arcobaleno. Ad ognuno  di questi passaggi Cappelloni giocò un ruolo decisivo prima come membro della Segreteria del partito e poi come Presidente del Collegio Nazionale di Garanzia.<br />
Nel corso del dibattito sono intervenuti portando contributi e testimonianze nell’ordine: Franco Proietti, Mauro Olivi. Katia Bellillo, Aurelio Crippa. Oliviero Diliberto, Severino Galante, Bianca Braccitorsi, Stefano Alberione, Alberto Burgio, Bruno Casati, Paolo Ferrero.<br />
La giornata si è concluso con un intervento di Claudio Grassi che ha tracciato un significativo profilo di Cappelloni.<br />
Per i problemi politici  e storici affrontati dalle relazioni e dagli interventi si è deciso di pubblicare quanto prima gli atti del convegno a conferma che Cappelloni, come molti degli intervenuti hanno rammentato, oltre ad essere un dirigente e un organizzatore comunista è stato un intellettuale raffinato.</p>
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		<title>La scommessa di Syriza</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:38:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Né politico, né tecnico. In Grecia fallisce anche l&#8217;estremo tentativo di formare un governo ed evitare il ritorno alle urne La coalizione della sinistra radicale punta a diventare il primo partito. Tsipras: «Il popolo greco ha chiuso con la politica dei memorandum e dei tagli». Sarà scontro frontale con Nuova Democrazia, che però non riesce a unire le forze conservatrici Destra o Sinistra? Syriza o Nuova Democrazia? Una nuova politica economica e sociale o i memorandum? Questo sarà il dilemma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Né politico, né tecnico. In Grecia fallisce anche l&#8217;estremo tentativo di formare un governo ed evitare il ritorno alle urne La coalizione della sinistra radicale punta a diventare il primo partito. Tsipras: «Il popolo greco ha chiuso con la politica dei memorandum e dei tagli». Sarà scontro frontale con Nuova Democrazia, che però non riesce a unire le forze conservatrici</p>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/amin20120508134218123.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-43599" title="amin20120508134218123" src="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/amin20120508134218123-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Destra o Sinistra? Syriza o Nuova Democrazia? Una nuova politica economica e sociale o i memorandum? Questo sarà il dilemma vero delle prossime elezioni politiche in Grecia, mentre il leader di Nuova Democrazia, Samaras, ha scelto già la sua linea difensiva decidendo di stare all&#8217;opposizione.<br />
Questa mattina i leader dei partiti incontreranno il presidente della repubblica Papoulias per formare il governo che porterà il paese alle elezioni. E dunque allo scontro frontale tra Syriza e Nuova Democrazia. La coalizione della sinistra radicale insiste sull&#8217;unità e cerca di convincere gli altri partiti e formazioni di sinistra, Sinistra Democratica, Kke e Antarsya, i Verdi, sulle possibilità di andare a un governo di sinistra. Syriza punta a diventare il primo partito greco, conquistare il premio di 50 seggi e formare con le altre forze di sinistra una maggioranza in grado di portare la Grecia fuori dalla politica micidiale che ha prodotto recessione, disoccupazione e disperazione. Per Tsipras il popolo greco ha chiuso con le politiche dei tagli e dei memorandum. Il leader della Sinistra Democratica Kouvelis intanto ha smentito le voci che con i leader di ND e Pasok erano in corso trattative per un governo completamente tecnico.<br />
Samaras non ha potuto unificare le forze conservatrici tradizionali di Nuova Democrazia con i neoliberisti dell&#8217;Alleanza Democratica di Mpakogioani Mitsotaki e il partito di Manos, i populisti dei Greci Indipendenti, l&#8217;estrema destra di Laos e assorbire parte dei neonazisti di Xrisi Avghi (Alba Dorata). Il fronte conservatore è profondamente diviso e nello stesso momento la leadership di Samaras ha subito un duro colpo per il grande calo di consensi nel voto del 6 maggio. «Ho fatto di tutto per non andare alle elezioni», ha detto ieri Samaras. Il suo scopo ora è convincere gli elettori che Syriza vuole portare la Grecia fuori dall&#8217;euro e dalla Ue.<br />
Il crollo del Pasok ha messo in crisi anche la leadership di Venizelos, ma l&#8217;approssimarsi di nuove elezioni ha nascosto le contraddizioni interne. Il disastro elettorale ha stravolto i connotati del partito, che da onnipresente si è ridotto a un piccolo gruppo politico senza referenze sociali. In questo contesto è molto difficile per il Pasok riorganizzare le forze e sperare in un aumento anche minimo di consensi. Per Venizelos «il paese va alle elezioni in pessime condizioni, perché qualcuno ha messo sopra l&#8217;interesse nazionale l&#8217;interesse di partito». Secondo il presidente del Pasok il rifiuto di Syriza e l&#8217;insistenza della Sinistra Democratica per la partecipazione di Syriza al governo ha fatto precipitare il paese verso le nuove elezioni. «Abbiamo fatto di tutto per convincere Syriza e Sinistra Democratica a formare un governo di collaborazione, ma invano», ha detto Venizelos.<br />
Per la leader comunista Papariga la soluzione «non è scegliere tra il centrodestra e il centrosinistra», ma sostenere il Kke, «l&#8217;unica forza che nessuno può mettere nella sua mano». La segretaria del Kke ha alzato il tiro, evitando indirettamente gli inviti di Syriza per un governo di sinistra e chiedendo, dopo l&#8217;uscita dall&#8217;Unione Europea e dall&#8217;euro, che la Grecia esca subito anche dalla Nato.<br />
Intanto il capo dei neonazisti di Xrisi Avghi Mixaloliakos, ha fatto la sua prima sostanziale marcia indietro sostenendo che c&#8217;è stato un equivoco, la pretesa che la gente si alzi in piedi quando lui entra in una stanza non era rivolta ai giornalisti. Mixaloliakos ha spiegato che questo riguarda i suoi. «Non ritiro niente &#8211; ha detto a Mega Tv, uno dei maggiori canali privati in Grecia &#8211; ma il mio obiettivo non era offendere i giornalisti. Nella prossima intervista potranno restare seduti. Non c&#8217;è nessun problema».<br />
Nel frattempo la recessione in Grecia è arrivata al 6,2% per il primo trimestre, secondo i dati dell&#8217;Elstat, di fronte al 7,5% del quarto trimestre del 2011, mentre la borsa di Atene ha chiuso perdendo il 3,62%.</p>
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		<title>Un vertice poco «compact»</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inizia il braccio di ferro su austerity e politiche di bilancio. Merkel e Hollande prendono atto della scelta dei greci di tornare alle elezioni: «Va rispettata». Berlino. Primo round tra Francia e Germania. Hollande colpito da fulmine e maltempo Parigi spera nell&#8217;aiuto dei compagni oltre il Reno. La Spd pronta a dargli una mano sulla crescita ma non sul rigore Il tempo non è stato clemente con François Hollande nella sua prima giornata da presidente. Pioveva durante la cerimonia d&#8217;investitura. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Inizia il braccio di ferro su austerity e politiche di bilancio. Merkel e Hollande prendono atto della scelta dei greci di tornare alle elezioni: «Va rispettata». Berlino. Primo round tra Francia e Germania. Hollande colpito da fulmine e maltempo Parigi spera nell&#8217;aiuto dei compagni oltre il Reno. La Spd pronta a dargli una mano sulla crescita ma non sul rigore</p>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/thumb393-100_homeeviden_Hollande-Merkel-2.jpg"><img class="alignright  wp-image-43596" title="-" src="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/thumb393-100_homeeviden_Hollande-Merkel-2-300x201.jpg" alt="" width="306" height="204" /></a>Il tempo non è stato clemente con François Hollande nella sua prima giornata da presidente. Pioveva durante la cerimonia d&#8217;investitura. E un fulmine ha costretto il suo aereo a tornare all&#8217;aeroporto di Parigi per poi ripartire in ritardo alla volta di Berlino. Mentre scriviamo era appena cominciata la conferenza stampa, dominata dalla questione Grecia e dal duello tra il rigorismo di Merkel e le proposte elettorali di crescita (e quindi di spesa) di Hollande. Cominciando col cambiare il «patto fiscale». «Come presidente francese &#8211; ha chiarito subito il nuovo inquilino dell&#8217;Eliseo &#8211; voglio rinegoziare ciò che era stato a un certo punto accettato, per puntare verso la crescita». Presidente e cancelliera hanno invece concordato sulla decisione greca di tornare a votare: «Una scelta che va rispettata», hanno detto», mantenendo i toni delle valutazioni ben lontani dalle roboanti dichiarazioni dei rispettivi governi e partiti, propensi a obbligare la Grecia a «rispettare i patti» di austerity oppure a uscire dall&#8217;euro.<br />
In questo primo incontro, Angela Merkel si sarà certo sforzata di essere gentile, ma non mancherà occasione nelle prossime settimane per litigare sul giusto dosaggio di disciplina fiscale e di crescita in Europa. Le possibilità di successo di Hollande dipenderanno in buona parte dall&#8217;atteggiamento dei socialdemocratici tedeschi, che hanno in mano uno strumento di pressione nei confronti di Merkel: la cancelliera ha bisogno del loro voto per ratificare, con maggioranza di due terzi al Bundestag e al Bundesrat, il patto di rafforzata disciplina di bilancio &#8211; i tedeschi lo chiamano Fiskalpakt, patto fiscale. Va ratificato anche il trattato che istituisce il meccanismo di stabilità europeo Esm, il fondo per sostenere paesi in difficoltà finanziarie, che dovrebbe entrare in vigore il primo luglio.<br />
Merkel aveva programmato di votare al Bundestag il 25 maggio sia sull&#8217;Esm &#8211; per farlo poi passare anche al Bundesrat entro le scadenze previste &#8211; sia sul ben più problematico Fiskalpakt, che impone agli stati di introdurre nelle loro costituzioni un impegno a pareggiare i bilanci, pena severe sanzioni. Sull&#8217;accorpamento la Spd è contraria. Democristiani e liberali non vogliono invece disgiungere le due procedure di ratifica, sostenendo che l&#8217;«ombrello salvastati» può essere aperto solo con un contemporaneo impegno alla disciplina finanziaria.<br />
L&#8217;esito della disputa resta incerto. Ma, come ha confermato ieri il capogruppo Spd al Bundestag, Steinmeier, la data del 25 maggio è saltata. Non c&#8217;è accordo su un nuova data. Secondo Steinmeier è «molto improbabile» che il Fiskalpakt possa essere approvato prima della pausa estiva. Dunque fino a settembre ci sarà tempo per negoziare con Merkel le condizioni «aggiuntive» per l&#8217;approvazione. Questo rinvio lascerà spazio a Hollande per il negoziato bilaterale con Berlino.<br />
Contro il vincolo costituzionale al pareggio di bilancio, previsto dall&#8217;articolo 3 del trattato sulla disciplina fiscale, si era ribellato François Hollande durante la campagna elettorale, assicurando che i socialisti francesi non l&#8217;avrebbero approvato. Non è chiaro se il presidente francese ritenga possibile «rinegoziare» il pareggio di bilancio al rango di dogma costituzionale. Negli ultimi tempi ha piuttosto parlare di «integrare» il patto fiscale con un «patto per la crescita», anche se non si capisce come si potrebbe sostenere la domanda di beni e servizi senza programmi di spesa pubblica, anche in disavanzo.<br />
Una chance per rinegoziare sul pareggio di bilancio obbligatorio Hollande l&#8217;avrebbe solo se i socialdemocratici tedeschi lo appoggiassero. È quel che chiedono alla Spd i socialisti della Linke, pronti a ricorrere alla corte costituzionale contro il Fiskalpakt. «Chi vuole davvero salvare l&#8217;idea europea dalla distruzione con diktat sui tagli alle spese, con interventi per salvare le banche, col massiccio smantellamento delle tutele sociali, deve rifiutare il patto fiscale», ha ripetuto ieri il capogruppo socialista al Bundestag Gregor Gysi all&#8217;indirizzo della Spd..<br />
Senza ratifica parlamentare in Germania, il patto fiscale verrebbe a cadere. Purtroppo però il padre della norma «frenadebito» nella costituzione tedesca, adottata nel 2009 da una grande coalizione tra Cdu e Spd, e poi presa a modello per l&#8217;europatto fiscale, è proprio un socialdemocratico, l&#8217;allora ministro delle finanze Peer Steinbrück. Impossibile pretendere che la Spd rinneghi questo suo coinvolgimento nella fabbrica del mito del pareggio di bilancio.<br />
I socialdemocratici tedeschi propendono dunque chiaramente per «integrarlo» con un patto «per la crescita e l&#8217;occupazione in Europa». Proprio ieri mattina hanno presentato il loro progetto in una conferenza stampa dei tre possibili candidati alla cancelleria alle elezioni del 2013, il presidente del partito Sigmar Gabriel, il capogruppo Frank-Walter Steinmeier, l&#8217;ex ministro delle finanze Peer Steinbrück. Premesso che «investimenti in un nuova crescita non devono portare a nuovi debiti» &#8211; anche Merkel lo dice &#8211; la Spd propone di finanziarli con un&#8217;imposta sulle transazione finanziarie. Questi mezzi dovranno confluire in programmi di formazione, contro la disoccupazione giovanile, in sostegno all&#8217;innovazione tecnologica, nella qualità dell&#8217;istruzione, in una politica industriale per la conversione ecologica. Inoltre, «senza ulteriore indebitamento», si potrà riorganizzare l&#8217;impiego di fondi di sviluppo già stanziati. Si potrebbero anche aggiungere 10 miliardi al capitale alla banca d&#8217;investimento europea, e qui sembra trattarsi di nuovi soldi «freschi». Su queste proposte, in buona parte, ci si potrebbe accordare anche con Merkel.</p>
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		<title>A Moreno Ocampo sulla catastrofe umanitaria in Libia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:31:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Egregio Procuratore Ocampo, L&#8217;intervento militare in Libia è stato definito &#8220;un fulgido esempio di riuscito intervento umanitario&#8221;. Solo la disinformazione che ha imperato può avvalorare un simile giudizio. In realtà esso ha causato nel paese un&#8217;autentica catastrofe umanitaria. Non per nulla il 27 ottobre 2011 il Consiglio di Sicurezza Onu deferiva alla Corte dell&#8217;Aia, oltre ai crimini del regime, anche le violazioni compiute dagli insorti e dalla stessa Nato. Abbiamo pertanto apprezzato la Sua dichiarazione al Consiglio di Sicurezza del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/Guerra-Libia1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-43593" title="Guerra-Libia1" src="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/Guerra-Libia1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Egregio Procuratore Ocampo,<br />
L&#8217;intervento militare in Libia è stato definito &#8220;un fulgido esempio di riuscito intervento umanitario&#8221;. Solo la disinformazione che ha imperato può avvalorare un simile giudizio. In realtà esso ha causato nel paese un&#8217;autentica catastrofe umanitaria.<br />
Non per nulla il 27 ottobre 2011 il Consiglio di Sicurezza Onu deferiva alla Corte dell&#8217;Aia, oltre ai crimini del regime, anche le violazioni compiute dagli insorti e dalla stessa Nato.<br />
Abbiamo pertanto apprezzato la Sua dichiarazione al Consiglio di Sicurezza del 2 novembre 2011, dove esprimeva l&#8217;intenzione di investigare anche tali crimini, usufruendo del lavoro di indagine della Commissione d&#8217;inchiesta del Consiglio per i Diritti Umani Onu.<br />
Lo scorso marzo, quella Commissione depositava il suo rapporto, da cui risultano crimini di estrema gravità commessi da entrambe le parti sul terreno.<br />
Si conferma che forze governative commisero violazioni comprendenti sia crimini di guerra che crimini contro l&#8217;umanità, fra cui i più gravi dopo l&#8217;intervento Nato del 19 marzo. Non risultano tuttavia né attacchi aerei, né uso di mercenari, né saccheggi.<br />
Quanto agli insorti, anche ad essi sono attribuite violazioni molto gravi, comprendenti crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità, fra cui il violentissimo attacco a Sirte nell&#8217;ottobre 2011, culminato nell&#8217;esecuzione di Gheddafi.<br />
Purtroppo, le violazioni ad opera degli insorti sono continuate in varie forme fino ad oggi, nonostante la nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza che nel marzo scorso ha ribadito con rinnovata preoccupazione il deferimento.<br />
Quanto alle forze Nato, la Commissione ritiene che esse abbiano fatto molto per evitare le vittime innocenti, ma documenta nondimeno la morte di almeno 60 civili, di cui 14 bambini. Ci sono buone ragioni per ritenere tale conteggio in difetto.<br />
Ma la più grave responsabilità del comando Nato non risiede tanto in quei sia pur gravi episodi, quanto nell&#8217;aver indefettibilmente sostenuto, esorbitando del tutto la Risoluzione 1973, l&#8217;azione militare degli insorti, anche mentre essi commettevano proprio quei crimini che la Risoluzione stessa mirava ad impedire, ed anche quando le autorità incaricate della mediazione, in particolare l&#8217;Unione Africana, sembravano sul punto di ottenere importanti risultati.<br />
L&#8217;intervento in Libia fu giustificato con l&#8217;intento di scongiurare morti, ingiustizie e distruzioni. Adesso constatiamo che troppe morti, ingiustizie e distruzioni sono seguite a quell&#8217;intervento. Noi la esortiamo a fare tutto ciò che è in suo potere, con la massima imparzialità ed equaniminità, perché tutti i responsabili siano perseguiti e puniti.<br />
Il testo integrale dell&#8217;appello su: <strong><a href="http://albertocacopardo.blogspo.it" target="_blank">albertocacopardo.blogspo.it</a></strong></p>
<p><strong>Primi firmatari:<br />
</strong><em>Angelo Baracca, Nino Buttitta, Paolo Cacciari, Tonio Dall&#8217;Olio, Nando Dalla Chiesa, Tonino Drago, Dario Fo, Iacopo Fo, Domenico Gallo, John Gilbert, Alberto L&#8217;Abate, Franco La Cecla, Raniero La Valle, Fabio Lotti, Alfio Mastropaolo, Moni Ovadia, Antonio Papisca, Pancho Pardi, Alessandro Santoro, Nanni Savio, Gianroberto Scarcia, Alex Zanotelli.<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Promotori: Alberto Cacopardo, Alessandro Marescotti e l&#8217;Associazione peacelink.</em></p>
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		<title>Cambierà l&#8217;Isee, pagheranno i poveri?</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:29:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La ministra Fornero pronta a modificare i criteri di accesso ai servizi sociali. Preoccupazione da Cgil e Cisl Novità in arrivo nel welfare, e si temono purtroppo nuovi tagli. Il fine della ministra Elsa Fornero, sostenuta dal dicastero dell&#8217;Economia, sarebbe quello di individuare nuove fasce di reddito per il godimento dei servizi, sulla falsariga di quanto già deciso sui ticket. Almeno in base agli annunci, si dovrebbero escludere dai servizi gratuiti o comunque convenzionati i cittadini delle fasce di reddito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;">La ministra Fornero pronta a modificare i criteri di accesso ai servizi sociali. Preoccupazione da Cgil e Cisl</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/calcolo-ISEE-famiglie-universitari.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-43590" title="Big money" src="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/calcolo-ISEE-famiglie-universitari-300x264.jpg" alt="" width="300" height="264" /></a>Novità in arrivo nel welfare, e si temono purtroppo nuovi tagli. Il fine della ministra Elsa Fornero, sostenuta dal dicastero dell&#8217;Economia, sarebbe quello di individuare nuove fasce di reddito per il godimento dei servizi, sulla falsariga di quanto già deciso sui ticket. Almeno in base agli annunci, si dovrebbero escludere dai servizi gratuiti o comunque convenzionati i cittadini delle fasce di reddito più alte, per salvaguardare invece chi sta più in basso. Ma il timore è che le forbici cadano in realtà proprio sulla soglia medio-bassa, quella apparentemente in condizioni dignitose, ma già provatissima dalla crisi, così da realizzare l&#8217;ennesimo intervento iniquo travestito da una maschera di «equità».<br />
La riforma è contenuta in una delega del decreto «salva Italia», e si propone di rivedere i criteri di calcolo dell&#8217;Isee (l&#8217;indicatore di reddito per l&#8217;accesso ai servizi), oltre a modificare le soglie Isee di accesso al welfare. Il fine dichiarato dal governo è quello di «razionalizzare» la spesa socio-assistenziale con lo scopo di ottenere risparmi da redistribuire alle fasce più deboli. In sostanza lo spirito &#8211; almeno quello dichiarato &#8211; sarebbe quello di ridurre le prestazioni a coloro che hanno maggiori redditi e patrimoni e aumentarle a coloro che si trovano in situazioni economicamente peggiori. Ma le preoccupazioni manifestate da sindacati come la Cgil, dopo la presentazione della bozza a un tavolo con rappresentanti dei ministeri di Economia e Welfare, non lasciano per nulla tranquilli.<br />
Ma vediamo intanto le proposte. Il primo obiettivo è quello di rivedere le modalità di calcolo dell&#8217;Isee (Indicatore della situazione economica), oggi richiesto per accedere a una serie di prestazioni sociali: asili nido, assistenza domiciliare, diritto allo studio universitario, libri di testo gratuiti, assegni di maternità, assegni per i nuclei familiari con almeno tre figli. Con tutta probabilità il calcolo di questo indicatore, che attualmente comprende oltre all&#8217;imponibile Irpef anche il patrimonio mobiliare e immobiliare, sarà rivisto pesando maggiormente altre componenti: conteranno di più le rendite finanziarie, la casa sarà calcolata in base alle nuove pesanti rivalutazioni delle rendite catastali dell&#8217;Imu; inoltre, confluiranno nel computo anche altre entrate del nucleo familiare, come le pensioni sociali e gli assegni familiari.<br />
La seconda operazione sarà quella di sottoporre a una soglia di reddito Isee prestazioni oggi di carattere universale e totalmente indipendenti dal reddito come gli assegni di accompagnamento per gli invalidi. In questo caso sarebbe emersa anche una cifra: sotto i 15 mila euro di reddito Isee gli assegni di invalidità resteranno intatti, sopra ci saranno delle riduzioni proporzionali al reddito.<br />
Ma non basta, perché cambieranno regime anche altre prestazioni regolate dall&#8217;Isee, come l&#8217;assegno per le famiglie con almeno tre minori, gli assegni di maternità per madri prive di copertura assicurativa, l&#8217;erogazione delle borse di studio, la tariffa sociale dell&#8217;energia elettrica. Ciascuno di questi servizi dovrebbe essere sottoposto a una nuova soglia Isee che permetterà ad alcuni di continuare ad accedere gratuitamente al servizio e ad altri invece imporrà il pagamento di una sorta di ticket.<br />
I sindacati ieri si sono detti preoccupati. «No al tentativo di operare nuovi tagli attraverso la revisione dell&#8217;Isee &#8211; dice la Cgil con la segretaria Vera Lamonica &#8211; Se si intende ridimensionare ulteriormente il nostro welfare, già abbondantemente colpito dai tagli ai trasferimenti agli enti locali e ai fondi nazionali, la Cgil dichiara sin da ora la sua totale indisponibilità. Piuttosto, vista la crisi che viviamo, è arrivata l&#8217;ora di rafforzare e non di impoverire il sistema di protezione sociale». Allarme anche allo Spi, la categoria Cgil che difende anziani e pensionati: «La riforma del welfare deve essere fatta con la massima equità e non attraverso i tagli ai diritti universali. I pensionati hanno già dato tanto, paghi ora chi ha di più e non sempre i soliti noti», dice la segretaria Carla Cantone.<br />
Dal fronte Cisl, il segretario Pietro Cerrito dice «sì a una riforma dell&#8217;Isee ma senza tagli alle risorse e destinandone una maggiore quantità alle famiglie bisognose. Alcune distorsioni negli anni hanno premiato spesso gli evasori, in quanto l&#8217;Isee si basava prevalentemente sul reddito dichiarato: quindi va modificato, ma premiando i realmente bisognosi».</p>
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		<title>Il rapporto Ocse: giovani disoccupati è boom in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:24:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/disoccupazione_offerte.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-43585" title="disoccupazione_offerte" src="http://www.esserecomunisti.it/wp-content/uploads/disoccupazione_offerte-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>C&#8217;è uno spettro che si aggira per l&#8217;Europa e si chiama disoccupazione. Non è una novità, ma i dati diffusi ieri dall&#8217;Ocse in vista del G20 dei ministri del lavoro, giovedì e venerdì in Messico, ci posizionano, con il tasso record del 35,9 percento segnato a marzo, al quarto posto tra i 33 paesi aderenti all&#8217;organizzazione nella poco invidiabile classifica della disoccupazione giovanile e in quella dei «neet», i giovani totalmente inattivi e non inseriti nè in percorso di formazione nè in quello di un lavoro.<br />
In Italia la disoccupazione nella fascia d&#8217;età tra 15-16 e 24 anni è aumentata durante la crisi di 16,5 punti percentuali rispetto al 19,4 percento del maggio 2007. Percentuali con cui ci posizioniamo ultimi tra i paesi G7, dove la media è del 15,9 percento, e comunque decisamente al di sotto della media europea che è del 22,6 percento e della zona euro (22,1 percento). Peggio di noi fanno la Grecia, dove il tasso di disoccupazione giovanile ha toccato il picco del 51,2 percento (più 29,8 punti percentuali rispetto al 2007), la Spagna, dove il numero dei giovani senza lavoro è al 51,1 percento (+33,7 punti rispetto al 17,4 percento di marzo 2007) e il Portogallo, con il 36,1 percento.<br />
Cinquecentotrentaquattromila giovani senza lavoro, per tornare a noi, non sono uno scherzo. La ministra Elsa Fornero, che giovedì e venerdì sarà al G20, ieri non ha rilasciato nessuna dichiarazione. Sue sono due tra le riforme più corpose del governo dei tecnici. La riforma delle pensioni che avendo allungato l&#8217;età pensionabile non ha certo giovato all&#8217;ingresso di un numero maggiore di giovani nel mercato del lavoro. E quella del mercato del lavoro che procede a passi spediti la sua corsa verso l&#8217;approvazione. Ieri il disegno di legge è arrivato all&#8217;esame della Commissione lavoro del Senato. Come ha riferito il relatore del provvedimento, Maurizio Castro del Pdl, il numero di emendamenti è stato pressochè dimezzato, su 1047 ne sono rimasti 500. L&#8217;obiettivo del governo resta l&#8217;approvazione entro l&#8217;estate.<br />
Le ultime modifiche hanno introdotto il salario base per i collaboratori a progetto e un indennizzo una tantum per i parasubordinati che perdono il lavoro, oltre a un allentamento della stretta sulle partita Iva e una norma che consentirebbe ai lavoratori di partecipare agli utili di impresa. Modifiche che non cambiano la sostanza della riforma, quella che va nella direzione di un deciso ridimensionamento dei diritti, articolo 18 in primis, senza nessun serio allargamento delle tutele a chi oggi ne è sprovvisto. L&#8217;Italia resta ben lontana dagli standard europei di protezione sociale.<br />
«Gli ammortizzatori per i parasubordinati sono insufficienti, per intervenire in maniera adeguata servirebbero 200-300 milioni», dice anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani, che però complessivamente si dichiara soddisfatto del provvedimento. Secondo la presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro «il buon lavoro fatto dai relatori Treu e Castro, dal governo e il risultato raggiunto ci dicono ci che ci sono tutte le condizioni per arrivare in tempi rapidi all&#8217;approvazione del Ddl di riforma del mercato del lavoro».<br />
Si stringono i tempi anche per la legge delega sulla riforma del lavoro nelle amministrazioni pubbliche che approderà in Cdm la prossima settimana, ha detto ieri il ministro della funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi. Alla domanda se il nuovo articolo 18 varrà o meno anche per gli statali, il ministro non ha risposto. Si vedrà in Parlamento.</p>
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