Francia chiama Italia

venerdì, 27 aprile, 2012 12:15 0 commenti

Come era prevedibile il primo turno delle presidenziali francesi ha suscitato un ampio dibattito. La rielezione di Sarkozy o la vittoria di Hollande possono confermare o mettere in discussione le scelte economiche di fondo di tutta Europa. Va considerato inoltre che il loro esito può condizionare elezioni altrettanto importanti che si terranno tra meno di un anno in Germania e in Italia.
Occorre quindi aspettare l’esito del ballottaggio per fare una valutazione che prenda in esame questi scenari. Intanto però – sulla base del risultato dei vari candidati al primo turno – si possono fare alcune considerazioni.

Hollande, una vittoria risicata

Quasi tutti i commentatori ritengono che, con grande probabilità, il vincitore al secondo turno sarà il candidato socialista. A sostegno di questa tesi essi portano due argomenti: non era mai successo che il presidente uscente nelle elezioni per il secondo mandato venisse superato dallo sfidante e, mentre le forze alla sinistra di Hollande lo voteranno   (hanno dato infatti immediatamente indicazione di voto a suo favore), altrettanto non succederà per Sarkozy, poiché sia  Marine Le Pen sia Bayrou non hanno dato alcuna indicazione di voto. Questa situazione – nonostante che la differenza del risultato tra i due candidati sia risicata – ha fatto sì che molti esponenti politici di sinistra nel nostro Paese abbiano dato una valutazione positiva del primo turno delle presidenziali francesi.

Per quanto mi riguarda ritengo più corretta la valutazione – assai più cauta – data da Marco d’Eramo nell’editoriale de Il Manifesto del 24 aprile. Infatti se è vero che Hollande ha superato Sarkozy e il Front de Gauche ha avuto un ottimo risultato, è altrettanto vero che il sorpasso è molto risicato – poco più di un punto in percentuale – e che vi è stato un risultato forte della estrema destra (il successo di Marine Le Pen è il dato più rilevante di questo primo turno).
Per quanto riguarda i contenuti proposti dal candidato socialista è significativo sottolineare come essi si discostino significativamente da quelli proposti in Italia da Pd. Infatti mentre nei giorni scorsi in Italia è stato votato l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione (art. 81), la proposta più forte avanzata da Hollande è stata proprio la promessa di rivedere il Fiscal Compact. Altra differenza: mentre in Italia si è votata una controriforma pensionistica che ha portato  a 66 anni per uomini e donne l’accesso alla pensione – anche in questo caso con il voto del Pd – la proposta del candidato socialista è stata quella di riportare a 60 anni l’età con la quale si può accedere alla pensione (con una anzianità di lavoro di 42 anni).
Vedremo – qualora Hollande dovesse vincere le elezioni – se queste promesse saranno rispettate. Sappiamo che spesso ciò non avviene, come abbiamo dovuto constatare amaramente sia con l’esperienza del Governo Prodi sia con quella di Zapatero. Resta il fatto che queste proposte il Pd non si azzarda nemmeno ad avanzarle, e già questo è di per sé significativo.

Il Fronte Nazionale

Il risultato di Marine Le Pen è assai rilevante. Non può essere letto con l’argomentazione che la stessa percentuale la raggiunse il padre nel 2002. In questi 10 anni sono cambiate tantissime cose e, come giustamente sostiene Dominique Vidal, l’elettore-medio che ha votato oggi Marine Le Pen è in larga parte cambiato. Il voto a Le Pen è oggi profondamente collegato alla crisi economica, alla frantumazione del mondo del lavoro e alla crisi generale delle identità e delle ideologie. I messaggi di Le Pen che hanno fatto breccia hanno parlato direttamente alla pancia dei settori più deboli e più soli della periferia francese (non è un caso che a Parigi la percentuale del FN sia molto bassa, attorno al 6%). L’individuazione di diversi capri espiatori (l’Europa dei banchieri, gli immigrati, i partiti in egual misura corresponsabili di non aver fatto nulla) ha funzionato da obiettivo polemico per tutta quella parte di società francese che non vede prospettive e non crede che la politica possa dargliele. In questo senso si può dire che il Front National, molto probabilmente, ha intercettato un elettorato che avrebbe potuto riporre nella astensione le sue insoddisfazioni. Il fatto che la percentuale dei votanti sia stata – nonostante tutto – molto alta conferma questa ipotesi. Tuttavia l’errore più grave che la sinistra potrebbe fare nel valutare questo voto sarebbe quello di considerarlo un voto organicamente di destra, quindi irrecuperabile. Certo, è stato anche un voto xenofobo e neo-fascista, ma Le Pen ha fatto breccia anche e soprattutto perché le sinistre in questi decenni non sono state capaci  di dare una prospettiva ai settori più colpiti dalla crisi e non sono riuscite a costruire, dopo il crollo dei paesi dell’ Est, una nuova identità e una nuovo progetto di trasformazione che – pur riconoscendo il fallimento di quei tentativi – non rinunciasse a proporre una alternativa di società.

Il Front de Gauche

Il risultato di Melenchon è un bel risultato. È sciocco rapportarlo agli ultimi sondaggi che lo davano al 16% e, sulla base di questo, parlare di un risultato deludente. Anzi proprio questi dati hanno testimoniato una crescita – rispetto al dato di partenza – talmente impetuosa che nessuno aveva saputo prevederla. Il candidato del Front de Gauche, quando è iniziata la campagna elettorale, era accreditato tra il 3 e il 5%. Alle precedenti presidenziali la candidata del Pcf non raggiunse il 2%. Melenchon ha ottenuto più dell’11%, ha riempito le piazze, ha riportato al voto e all’impegno politico molti giovani. Per avere un risultato a due cifre bisogna tornare a trenta anni fa, quando il Pcf candidò Marchais: un’altra epoca storica!
È vero che alle presidenziali scorse ebbero un ottimo risultato le liste trotskiste e che questa volta sono praticamente scomparse. Tuttavia, anche sommando tutti i voti ottenuti dalle sinistre nelle presidenziali scorse, si arriva ad un consenso nettamente più basso di quello attuale.
Non penso di avere sufficienti elementi di conoscenza per spiegare il successo del Front de Gauche. Quello che posso dire è che le forze coinvolte e le modalità organizzative sono molto simili a quelle della Federazione della Sinistra e che quindi se tutto questo è stato possibile in Francia, può esserlo anche in Italia. Azzardo tre elementi che – a mio parere – hanno contribuito a conseguire questo risultato molto positivo. Il primo è stato l’aver proposto un programma elettorale radicalmente alternativo anche rispetto a quello proposto da Hollande, ma non di rottura con esso. La conferma di questo atteggiamento si è concretizzata la sera stessa del primo turno alla chiusura dei seggi quando Melenchon, senza nemmeno aspettare i risultati, ha dato indicazioni di voto per il candidato socialista. Il secondo elemento è stato quello di aver investito molto nella comunicazione, costruendo un messaggio innovativo, allegro, ironico. Distante anni luce dalla cupezza e dal grigiore con cui solitamente la sinistra si propone. Basta vedere questo cliccatissimo video per rendersene conto. In terzo luogo ha funzionato il personaggio. Anche su questo basta guardare il video del comizio di chiusura della campagna elettorale per rendersi conto del carisma e della capacità comunicativa del candidato del Front de Gauche.
In conclusione, a maggior ragione dopo questo risultato elettorale, ci sentiamo di affermare due concetti. In tutta Europa si possono determinare ciclicamente degli arretramenti o degli avanzamenti della sinistra comunista o di alternativa, ma è un dato di fatto che essa abbia uno spazio politico rilevante da rappresentare come si vede in Francia, Spagna, Germania, Portogallo, Grecia, per citare i Paesi più importanti, dove raggiunge – mediamente – consensi attorno al 10%.  Resta quindi valida la tesi delle due sinistre. Pensare che quella di alternativa possa entrare in quella moderata è un errore madornale non solo perché espunge qualsiasi progetto di superamento del sistema capitalistico, ma perché consegnerebbe all’astensionismo milioni di persone e farebbe scivolare ancor più a destra le forze di sinistra moderata.

Il secondo elemento è che se in un decennio in Germania, Francia e Spagna le sinistre comuniste e di alternativa sono riuscite ad uscire da una crisi che sembrava irrisolvibile, ciò significa che la stessa cosa può avvenire anche in Italia. Ma per farlo occorre avere l’umiltà di “mettersi a disposizione” per questo progetto. La Federazione della Sinistra deve farlo, riconoscendo che ben pochi dei suoi obiettivi iniziali si sono realizzati. Ma la stessa cosa dovrebbe farla anche Sel, visto che tutto il suo progetto (dentro al centrosinistra per competere attraverso le primarie alla guida del centrosinistra stesso) è completamente saltato. Se si mettesse in campo reciprocamente questa volontà si materializzerebbe immediatamente anche in Italia quanto avvenuto in Francia, Spagna e Germania. Al momento, purtroppo, qualcuno pensa di fare tutto da solo. Ma è una illusione, un ragionamento miope. Facciamo il possibile per evitarlo!

Claudio Grassi - www.claudiograssi.org

Scrivi un commento


Other News

  • DALLE FABBRICHE ECONOMIA E LAVORO Terni, il governo prova a rifarsi Ma per ora solo promesse

    Terni, il governo prova a rifarsi Ma per ora solo promesse

    Il giorno dopo il san­gue e i man­ga­nelli, il governo prova a recu­pe­rare, per quanto pos­si­bile. Men­tre i lavo­ra­tori soli­da­riz­zano con gli ope­rai di Terni lungo tutta la peni­sola con pre­sidi e scio­peri, Mat­teo Renzi decide di gio­care la carta del pacificatore. Di prima mat­tina decide di avo­care a sé la trat­ta­tiva sulla Ast di Terni. La riu­nione ini­zial­mente con­vo­cata al mini­stero dello Svi­luppo viene spo­stata a palazzo Chigi. In pompa magna i sin­da­ca­li­sti mal­me­nati mer­co­ledì ven­gono accolti da un pre­si­dente del Con­si­glio sor­ri­dente. Il suo uffi­cio […]

    Leggi tutto →
  • INTERNI POLITICA INTERNA Il Tar dà torno al prefetto, De Magistris torna sindaco

    Il Tar dà torno al prefetto, De Magistris torna sindaco

    Il Tar Cam­pa­nia sospende con un’ordinanza gli effetti della legge Seve­rino rein­te­grando il sin­daco di Napoli, Luigi De Magi­stris. La deci­sione è arri­vata ieri mat­tina ma era attesa una set­ti­mana fa: il col­le­gio gui­dato dal giu­dice Cesare Mastro­cola si era preso sette giorni per emet­tere una sen­tenza moti­vata. La sen­tenza alla fine non c’è stata ma un’ordinanza molto det­ta­gliata sul ricorso pre­sen­tato dai legali dell’ex pm (con­dan­nato in primo grado a un anno a tre mesi per il pro­cesso Why not): è stata giu­di­cata […]

    Leggi tutto →
  • APERTURA La Fiom raddoppia lo sciopero

    La Fiom raddoppia lo sciopero

    Camusso applaudita al comitato centrale: la battaglia sarà lunga. Contro il Jobs act e il governo astensione dal lavoro di 8 ore.

    Leggi tutto →
  • APERTURA Evo Morales: «Un governo di luna piena»

    Evo Morales: «Un governo di luna piena»

    Il viaggio del presidente indigeno, dal Vaticano allo stadio, dalla Fao alla Sapienza.

    Leggi tutto →
  • SOTTOLINEATO Fuori dall’angolo per una sinistra all’altezza delle sfide del tempo

    Fuori dall’angolo per una sinistra all’altezza delle sfide del tempo

    Abbiamo incontrato Simone Oggionni, trent’anni, di cui gli ultimi quindici dedicati all’impegno e alla militanza nei Giovani Comunisti di cui è stato portavoce nazionale dal 2010 fino a sabato scorso. In tanti infatti hanno lasciato l’organizzazione giovanile del Prc firmando un documento ‘Fuori dall’angolo per un nuovo inizio’. Cosa è accaduto Simone? Cosa vi ha condotto a questa scelta? E’ accaduto ciò che, in politica, dovrebbe accadere più spesso. Dopo la manifestazione di San Giovanni, abbiamo riunito i nostri compagni […]

    Leggi tutto →
  • SOTTOLINEATO Il governo svedese mantiene l’impegno e riconosce la Palestina

    Il governo svedese mantiene l’impegno e riconosce la Palestina

    Dura reazione di Israele all’annuncio di Stoccolma. Netanyahu richiama l’ambasciatore israeliano per consultazioni. Abu Mazen invece applaude e chiede agli altri governi europei di seguire l’esempio svedese. A Gerusalemme regna la tensione. La polizia israeliana uccide il sospetto responsabile dell’agguato al rabbino nazionalista Yehuda Glick Geru­sa­lemme Est stava vivendo una delle sue gior­nate più tese da molti anni a que­sta parte quando ieri le agen­zie hanno bat­tuto la noti­zia del rico­no­sci­mento uffi­ciale da parte del governo sve­dese dello Stato di Pale­stina […]

    Leggi tutto →
  • AMERICHE ESTERI Danni permanenti

    Danni permanenti

    In rete cir­cola un docu­mento del Dod sul cam­bia­mento cli­ma­tico. Pochi dalle nostre parti sanno cosa sia il Dod, men­tre pra­ti­ca­mente tutti cono­scono il sog­getto cui la sigla si rife­ri­sce. Essa signi­fica: Dipar­ti­mento della Difesa, quanto a dire il mini­stero che comanda le forze armate Usa; eser­cito, marina, avia­zione, com­presi i marine e i droni, degli Stati uniti. Il docu­mento di cui scon­si­gliamo la let­tura (http://​www​.acq​.osd​.mil/​i​e​/​d​o​w​n​l​o​a​d​/​C​C​A​R​p​r​i​n​t​.​pdf )pre­vede un futuro costel­lato da eventi ecce­zio­nali, cau­sati dal clima impaz­zito o incontrollabile. Sarebbe molto utile un inter­vento […]

    Leggi tutto →
  • PARLIAMONE! Il premier è figlio (legittimo) di D’Alema e Bersani

    Il premier è figlio (legittimo) di D’Alema e Bersani

    Partito democratico. L’avvento di Renzi è la conseguenza di una sinistra che da tempo non è più “contemporanea” Renzi pensa, parla, agi­sce come un poli­tico di destra? Può darsi, in molti casi è evi­dente, ma le domande a que­sto punto diven­tano altre e sono più impe­gna­tive: com’è pos­si­bile che un poli­tico così abbia “espu­gnato” senza grande dif­fi­coltà il Pd e oggi goda di un con­senso lar­ga­mente mag­gio­ri­ta­rio nell’elettorato che si sente di sini­stra e che ha sem­pre votato a sini­stra? Dipende solo dalle sue doti obiet­ti­va­mente […]

    Leggi tutto →