Dal supermarket all’articolo 18 le priorità dell’«altro» sindacato

sabato, 23 febbraio, 2013 14:26 0 commenti

Cosa chiedono al futuro governo Cantone (Spi), Rinaldini, Pantaleo (Flc) e Tomaselli (Usb)

thumbnail_526_articolo18C’è chi chiede più borse di studio, e chi un accordo politico per abbassare i prezzi del carrello della spesa. C’è anche chi chiede di abrogare le leggi varate dalla ministra Fornero, e chi infine il ripristino integrale dell’articolo 18. I rappresentanti del sindacato si preparano al «nuovo corso» che si definirà la settimana prossima, quando il quadro politico cambierà (comunque vada) e si dovrà formare un governo che, «amico» o no, sarà comunque (insieme alle imprese) la principale controparte. Allora abbiamo fatto un giro tra alcuni sindacalisti, per capire che aria tiri: cosa chiedano per i primi 100 giorni, cosa per i prossimi 5 anni, e che idea si siano fatti dei futuri equilibri politici.
Carla Cantone, segretaria Spi Cgil (i pensionati, ben 2,99 milioni di iscritti) indica 5 priorità assolute, da realizzare prima possibile: «I miei primi cento giorni? Idealmente il nuovo governo – spiega – dovrebbe ripristinare i fondi per la sanità e i non autosufficienti, e abolire i ticket per le fasce medio-basse. Poi dovrebbe cancellare il blocco della rivalutazione delle pensioni; aprire subito un tavolo con le organizzazioni dei pensionati; tradurre in una legge applicativa l’articolo 39 della Costituzione, quello sulla rappresentanza sindacale».
L’ultima «richiesta» Spi la teniamo a parte, perché è originale e non l’ha citata che Carla Cantone: «Si dovrebbero abbassare i prezzi dei prodotti di prima necessità, con un accordo con governo e grande distribuzione. Ci sono 6 milioni di persone che vivono con meno di 700 euro al mese e i carrelli della spesa sono sempre più vuoti». Quanto a una possibile alleanza Bersani-Vendola-Monti, Cantone dice «no grazie»: «Gradirei ci fermassimo a un Bersani-Vendola», conclude netta.
Su un altro fronte troviamo l’Usb, il sindacato di base con circa 200 mila iscritti. «Dobbiamo capire che il problema sta a monte – spiega Fabrizio Tomaselli, dell’esecutivo nazionale – Se prima non ridiscutiamo il Fiscal compact e i trattati europei, che ci mettono in mano alle banche, è inutile ipotizzare patrimoniali o altri mezzi per ottenere risorse. Il Fiscal compact ci impone di trovare 50 miliardi da qui al 2014 per il debito e sempre con l’ottica del rigore, quindi finché non si cambia quello non si possono mettere in campo investimenti. Io chiederei quindi che le sinistre propongano un referendum su quei trattati». Al futuro governo, l’Usb chiederà «l’abrogazione delle riforme Fornero su pensioni e lavoro, con il ripristino dell’articolo 18 pieno»; «l’abrogazione dell’articolo 8 di Sacconi», e «una legge sulla rappresentanza che tuteli tutti»: «Perché non ci piace l’accordo del 28 giugno confederali-Confindustria, e anzi il 13 marzo presenteremo la nostra alternativa». E il voto? «Non diamo indicazioni, ma segnalo che Ingroia, i grillini e Ferrando sono stati gli unici a incontrarci, mentre la Carta di intenti Pd-Vendola mi pare una fotocopia dell’agenda Monti».
Tornando alla Cgil, sentiamo Domenico Pantaleo, segretario Flc (scuola, ricerca, università, 198 mila iscritti): «Come primo punto – spiega – chiederei di allineare le spese per il nostro settore alla media Ocse: servono 16 miliardi di euro aggiuntivi in 5 anni. Poi si dovrebbe sbloccare la contrattazione, da noi come in tutto il pubblico impiego; stabilizzare i precari, solo nella scuola sono oltre 180 mila; mettere su un Piano nazionale per le infrastrutture di scuole, università e laboratori di ricerca; e infine un reale diritto allo studio, non solo all’università, ma anche nei licei, perché ormai le scuole chiedono i soldi alle famiglie per andare avanti». Quanto al voto e alle future alleanze, anche Pantaleo non dà indicazioni: «Mi permetto di segnalare – dice però – che il programma di Bersani e Vendola è totalmente incompatibile con quello di Monti».
E infine la minoranza Cgil, con Gianni Rinaldini: «Per far tornare al centro il lavoro e i diritti – spiega – bisogna essere alternativi al montismo e al berlusconismo. Bisognerà prima di tutto cancellare l’articolo 8 e ripristinare pienamente l’articolo 18, oltre ad affrontare i temi dello sviluppo, delle piccole e medie imprese e della precarietà». Gianni Rinaldini non fa mistero su chi voterà, lo ha dichiarato da tempo: «Voterò Rivoluzione civile».

An. Sci. - il manifesto

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