Sulle spalle di chi pesa il macigno

giovedì, 21 novembre, 2013 12:51 0 commenti

PURGATORIO CANTO XILa globalizzazione sta producendo due effetti opposti: le disuguaglianze tra paesi tendono a diminuire perché i tassi di crescita dei paesi prima poveri ed adesso emergenti sono molto più elevati di quelli dei paesi più sviluppati; nello stesso tempo, le disuguaglianze all’interno dei singoli paesi tendono ad aumentare, sia in quelli poveri ed emergenti che in quelli sviluppati. Che le disuguaglianze crescano negli emergenti può considerarsi “fisiologico” perché essi stanno ricalcando i modelli delle società più avanzate.
E in qualche misura “tollerabile” perché quelle società crescono a ritmi elevati e di conseguenza anche le fasce più deboli delle loro popolazioni finiscono per avere dosi, anche se minime, dei benefici della crescita (trickle down).
Ma lo stesso non si può certo dire per l’aumento delle disuguaglianze all’interno dei paesi sviluppati. Questo sostanzialmente per due motivi: il primo è che queste economie sono sostanzialmente ferme e di conseguenza se le disuguaglianze aumentano ciò significa che i più deboli vanno indietro e che fasce intermedie di popolazione precipitano in basso nella scala sociale; il secondo è che se in una società arretrata le disuguaglianze crescenti possono apparire fisiologiche e tollerabili, nelle società avanzate esse non sono né fisiologiche, né tollerabili.
Non sono fisiologiche perché l’indebolimento degli strati medio-bassi frena i consumi, toglie carburante alla crescita, avvita quelle economie in spirali irreversibili di austerità – crisi – austerità. Non sono tollerabili perché in società con livelli medi di reddito procapite così elevati, povertà ed arretramento di strati sociali sono inaccettabili moralmente e, precludendo un futuro a masse crescenti di giovani, producono un clima di sfiducia, una degenerazione delle relazioni sociali tra le persone, un arretramento, quindi non solo economico, ma anche morale e civile. Possibile pensare ed accettare che questo possa accadere in società con livelli di ricchezza e di opulenza che toccano vertici scandalosi?
Evito qui di formulare una domanda che richiederebbe un altro articolo (perché allora non scoppia la ribellione sociale?), ma non possiamo sottrarci ad un’altra domanda: come e perché è potuto accadere che in paesi fortemente sviluppati siano cresciute le disuguaglianze sia negli anni di crescita economica che in questi ultimi anni di crisi e di sostanziale stagnazione? La risposta alla domanda può essere trovata analizzando le politiche seguite in materia di entrate fiscali.
Semplificando e sintetizzando al massimo si può dire che mentre in materia di spesa pubblica si sono ridimensionati servizi e spese che andavano a beneficio delle fasce deboli della popolazione, in materia di entrate il prelievo fiscale si è spostato dai redditi più alti verso quelli medio bassi al punto che il rapporto tra aliquote sui redditi minimi ed aliquote sui redditi massimi è passato da 1 a 7 ad 1 a 2. Essenziali alcuni dati a supporto di questa affermazione: nel 1980 l’aliquota sulla fascia di reddito più bassa era del 10% mentre quella sulla fascia più alta era del 72%; negli anni 90 la prima è rimasta al 10%, la seconda è scesa al 51%; oggi l’aliquota sulla fascia di reddito più bassa è salita fino al 23%, quella sulla fascia più alta è scesa fino al 41%.
La progressività del prelievo fiscale è stata, quindi, fortemente ridimensionata e questo è accaduto proprio nell’imposizione diretta che rappresenta il principale strumento per correlare le imposte ai redditi.
La conseguenza di queste politiche è stata che dal 1990 al 2012 le imposte dirette sono aumentate, in termini nominali, del 145%, mentre quelle indirette sono aumentate addirittura del 221%. Così il peso delle imposte dirette sul totale delle entrate è diminuito dal 33,3 % al 31,7% mentre quello delle imposte indirette e dei contributi sociali è aumentato dal 55,2% al 59,7%.
Poiché come è noto i contributi gravano sul lavoro – e su quello dipendente in primo luogo – e le imposte indirette gravano teoricamente su tutti, ma praticamente di più sui redditi più bassi perché questi destinano ai consumi la maggior parte del loro reddito, appare evidente che le politiche delle entrate seguite sono state un potente fattore di redistribuzione dei redditi a favore dei più ricchi ed a danno dei più poveri.
Se le cose stanno così le scelte possibili sono due: aumentare le entrate fiscali complessive facendole pagare agli evasori ed ai più ricchi e con le maggiori entrate rifinanziare la spesa pubblica per prestazioni e servizi rivolti ai meno abbienti ed ai ceti medi impoveriti; oppure, senza aumentare il prelievo complessivo, far pagare gli evasori ed aumentare gradualmente le aliquote più alte diminuendo quelle sui redditi medio bassi in modo da innalzare il livello di vita e dei consumi di questi strati sociali.
La prima strada appare oggi, per i rapporti di forza e per la libertà di movimento dei capitali, irrealistica o quantomeno difficile. Non resta, quindi, che la seconda. Ma essa va perseguita con intelligenza. Senza, quindi, ripetere slogan del patrimonio infantilistico della sinistra che producono più danni che risultati, si potrebbe seguire una strada più graduale, ma forse più efficace creando occasioni e/o cogliendo le occasioni che si presentano per rilanciare l’idea della progressività accantonata nella ritirata strategica della sinistra di fronte all’offensiva liberista.
Essa potrebbe essere in parte ripresa per le imposte dirette (perché nessuno nel centro sinistra propone una rimodulazione in alto anche se modesta delle aliquote?) perché in molti paesi europei le aliquote massime sono più elevate di quelle italiane. Ma soprattutto l’idea della progressività potrebbe e dovrebbe essere ripresa e rilanciata a proposito di tassazione delle grandi ricchezze patrimoniali sia immobiliari che finanziarie. In questa direzione le possibilità di creare consensi di massa consistenti ci sarebbero se solo si evitasse di restare imprigionati nell’agenda dettata dai portatori dei grandi interessi .
Ed invece il dibattito politico italiano è tutto incentrato nei confini striminziti della prima e della seconda casa e tutti sono prigionieri di una mistificazione come se tutti i proprietari di prima casa fossero uguali e la vera discriminante scattasse solo quando oltre alla prima se ne possiede un’altra. Che possa trattarsi di una casa modesta la prima e di una casupola di campagna ereditata e tenuta per affetto la seconda sembra non passare per la testa di nessuno.
Si prescinde così dal valore del patrimonio ed ancora una volta si ignora il principio della progressività mentre sarebbe logico prevedere che l’imposta scattasse oltre un certo livello e che le aliquote fossero crescenti al crescere del valore dei patrimoni.
Insomma perché non dare vita ad un movimento sociale e politico per la progressività dell’imposizione fiscale? L’art. 53 della Costituzione afferma che «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva» e che «Il sistema tributario è informato a criteri di progressività». In tempi di difesa della Costituzione sarebbe bene farla rivivere spostando l’asse dalla difesa alla realizzazione/applicazione e questo sarebbe proprio un caso da manuale. Può darsi che nel nuovo scenario politico che si delinea i tentativi di stravolgere la Costituzione siano destinati a fallire. Allora tutti a casa e contenti? No.
Penso che a partire dalla progressività riprendere la Costituzione e sviluppare una campagna a tappeto scorrendo i singoli articoli e di volta in volta sviluppando iniziative specifiche su di esse (lavoro, reddito, diritti…) sia la strada giusta ed obbligata.
Il panorama politico italiano è entrato in una fase di transizione verso un nuovo assetto. Possiamo una volta tanto essere noi, sinistra, a dettare l’agenda del prossimo futuro e magari a gettare i semi della sinistra del futuro?

Aldo Carra - il manifesto

Scrivi un commento


Other News

  • IN MOVIMENTO INTERNI La Perugia-Assisi conferma la forza del sentimento pacifista italiano

    La Perugia-Assisi conferma la forza del sentimento pacifista italiano

    Marcia della pace. Nonostante gli F35 e le spese militari in aumento Se la voglia di pace si misura anche nume­ri­ca­mente, la scorsa dome­nica sem­bra con­fer­mare che que­sto sen­ti­mento rimane impor­tante nel cuore pro­fondo dell’Italia. Cen­to­mila secondo gli orga­niz­za­tori, ben oltre per Andrea Fer­rari, pre­si­dente degli Enti locali per la pace, sareb­bero stati i par­te­ci­panti della 40ma Mar­cia della pace Peru­gia Assisi, per­corso di 16 chi­lo­me­tri che dal 1961, quando Aldo Capi­tini lan­ciò la prima cam­mi­nata sim­bo­lica con la ban­diera a stri­sce […]

    Leggi tutto →
  • PARLIAMONE! Il denaro e la storia: a colloquio con Luciano Canfora

    Il denaro e la storia: a colloquio con Luciano Canfora

    Classicista di fama internazionale, esponente di spicco della sinistra italiana, docente presso l’Università di Bari, Luciano Canfora è uno degli intellettuali più prestigiosi e controcorrente che il panorama italiano può vantare. Quest’anno ha partecipato, in qualità di condirettore, all’edizione appena conclusasi del prestigioso Festival Storia, ospitata presso i locali dell’Università di San Marino e dedicata al tema “Auri Sacra Fames”. Il denaro, motore della Storia? A lui abbiamo chiesto una riflessione su questo interrogativo che non trova quasi mai riscontro […]

    Leggi tutto →
  • ECONOMIA E LAVORO ECONOMIA E POLITICA Manovra Renzi, 600 euro di nuove tasse

    Manovra Renzi, 600 euro di nuove tasse

    Legge di stabilità. I tagli alle regioni e lo sconto Irap si scaricheranno sulle famiglie. La previsione è dei consumatori. E gli studenti lanciano l’allarme atenei: «Via 300 milioni» E’ una piog­gia di tagli la legge di sta­bi­lità, e man mano che si va defi­nendo emer­gono nuove sor­prese. Spia­ce­voli. Ad esem­pio, le Regioni hanno cal­co­lato che oltre ai 5,8 miliardi di minori entrate già cal­co­late (i 4 di Renzi più il lascito dei governi Monti e Letta), dovranno rinun­ciare a ulte­riori 450 milioni di […]

    Leggi tutto →
  • DAL SINDACATO ECONOMIA E LAVORO “Lavoro, dignità, eguaglianza”. Prima tappa in San Giovanni

    “Lavoro, dignità, eguaglianza”. Prima tappa in San Giovanni

    La Cgil presenta (con sondaggio) la manifestazione di sabato. Camusso: “Sarà l’inizio di una stagione di mobilitazione, perché non ci rassegniamo al fatto che la strada per l’uscita dalla crisi sia quella della riduzione delle tutele e dei diritti”. Doppio corteo per centinaia di migliaia. Sabato sarà l’inizio di una sta­gione di mobi­li­ta­zione, per­ché non ci ras­se­gniamo al fatto che la strada per l’uscita dalla crisi sia quella della ridu­zione delle tutele e dei diritti”. Susanna Camusso pre­senta un 25 otto­bre […]

    Leggi tutto →
  • ASIA ESTERI «L’Occidente abbandoni il suo concetto di superiorità»

    «L’Occidente abbandoni il suo concetto di superiorità»

    Intervista. Wenshan Jia, professore alla Chapman University La Cina cam­bia, si tra­sforma e prova a tro­vare «la qua­dra» tra maoi­smo, capi­ta­li­smo e con­fu­cia­ne­simo. Il «sogno cinese» di Xi Jin­ping vor­rebbe, tra le altre cose, tra­sfor­mare l’identità cinese, attra­verso un nuovo periodo di «rina­scita». Abbiamo inter­vi­stato, Wen­shan Jia, pro­fes­sore alla Cha­p­man Uni­ver­sity e stu­dioso del con­cetto, quanto mai rile­vante, dell’«identità cinese». Par­tiamo da Hong Kong: in che modo le pro­te­ste influi­ranno, se que­sto acca­drà, sul Plenum? L’unico modo in cui influi­ranno sarà in un aumento […]

    Leggi tutto →
  • ESTERI EUROPA RUSSIA Ucraina al voto. Verso un Parlamento di clan e oligarchi

    Ucraina al voto. Verso un Parlamento di clan e oligarchi

    Stabilite due nuove ricorrenze: le date di nascita dell’Upa filonazista e del suo leader Bandera Il 15 otto­bre scorso l’Onu aveva fis­sato in 3.707 il numero di civili morti e 9.075 feriti per il con­flitto nel Don­bass; ma il numero com­ples­sivo delle vit­time, com­presi i com­bat­tenti, è più alto. E ieri si sono regi­strati altri tiri delle arti­glie­rie di Kiev su Done­tsk, men­tre Pëtr Poro­shenko annun­ciava il terzo accordo con le mili­zie sul «regime del silen­zio», che però, dallo scorso 5 set­tem­bre (il primo ces­sate […]

    Leggi tutto →
  • SOTTOLINEATO Gli obbiettivi di Sinistra Lavoro

    Gli obbiettivi di Sinistra Lavoro

    Costruire una sponda politica per il mondo del lavoro. Unire la sinistra.

    Leggi tutto →
  • PARLIAMONE! Il compromesso impossibile

    Il compromesso impossibile

    Capiamo bene che l’etichetta di par­tito della nazione voglia evi­tare l’impaccio di una qua­li­fi­ca­zione di destra o sini­stra. E capiamo anche che fac­cia comodo a un par­tito che non può più dirsi degli iscritti, essen­dosi que­sti dati alla mac­chia. Ma si pon­gono domande. Può un par­tito della nazione non essere un par­tito della Costi­tu­zione, che ne è primo fon­da­mento? E può non essere un par­tito di diritti eguali per tutti? Le domande si pon­gono per il pastic­ciac­cio delle cop­pie di fatto e dei matri­moni gay. Il mini­stro […]

    Leggi tutto →