Essere di sinistra può penalizzare nel mondo del calcio?

La domanda ritorna in voga dopo anni da un’intervista di Cristiano Lucarelli, ex bomber di Napoli, Torino Parma e Livorno. Il giocatore che ha militato tanto in serie A, competizione disponibile a www.astekbetitalia.com/bonus-scommesse-astekbet.html, ha apertamente dichiarato in un’intervista al giornale francese So Foot, ripercorrendo la sua carriera, che essere dichiaratamente di sinistra penalizzerebbe la carriera anche nel mondo del calcio. Secondo Lucarelli, ora mister in categorie minori, anche a causa della politica ha perso significative occasioni nel mondo del calcio.

Lucarelli: «Siamo un paese sottosviluppato»

Nell’intervista Lucarelli racconta la sua militanza politica, a suo avviso caratterizzata dall’ostracismo del mondo del pallone: «Essere comunista, nel calcio, non è un vantaggio. Per me di certo non lo è stato. Ma io sono così, e non sono neanche un attivista. Ho le mie idee, e questo è tutto. Nel calcio c’è sempre qualcuno che è interessato a quello che succede fuori dal campo. Questo è anormale. Essere normali, nel calcio, è anormale». Ai calciatori italiani, Lucarelli dà quasi dei dementi: «Non siamo un paese sviluppato mentalmente. O meglio, non lo siamo tanto da affrontare questo tipo di problemi in relazione al calcio. Ci siamo io e Zampagna, dichiaratamente a sinistra, ma ce ne sono tanti altri che preferiscono non esporsi per paura di essere penalizzati durante la loro carriera. L’Italia è un paese tradizionalmente di destra, anche se la Resistenza occupa una parte significativa della nostra storia. Le sfilate dei nazifascisti il 25 aprile? Io credo che tutti debbano vivere secondo i loro ideali, senza però offendere la sensibilità delle persone. È molto triste, certo, sarebbe meglio non toccare la memoria e la coscienza altrui».

Ha un peso la politica nel calcio?

Un atteggiamento che seppur fuori tendenza vista la presenza di tanti allenatori dichiaratamente schierati fa pensare, almeno, si, fa riflettere. È ancora tanto importante e influente, negativamente, nel nostro caso, dichiarare apertamente la propria appartenenza politica in campo, nel lavoro, nelle compagnie e in ogni aspetto della vita “moderna”?

 

 

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