Il cervello ha un lato spericolato che ama il gioco d’azzardo

Una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Bio-Robotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con L’ospedale Maggiore di Milano, l’Istituto Neurologico Besta, il Centro ricerca “Aldo Ravelli” dell’Università di Milano e il Politecnico di Losanna, è stata pubblicata su eNeuro.

Secondo gli studi il cervello possiede una piccolissima zona che ha la funzione di controllare la passione per il rischio. Alberto Mazzoni, il coordinatore della ricerca spiega: “Sappiamo che nel cervello c’è un’ampia rete responsabile delle decisioni che prendiamo e che esistono due tipi di meccanismi che fanno scattare le decisioni: uno che controlla le reazioni veloci, l’altro più  riflessivo. Questa dinamica era stata valutata da tempo dagli psicologi, ma non era chiaro perché il cervello segua un modello piuttosto che l’altro.” I risultati della ricerca ora hanno fornito la risposta a questo dubbio. “I nostri dati – continua Mazzoni – hanno individuato la struttura responsabile del passaggio da una modalità all’altra. L’area si chiama nucleo subtalamico ed è una piccola struttura a forma di lente. E’ per colpa di questa struttura che i giocatori d’azzardo si comportano in modo non razionale. Il prossimo passo è cercare di capirne il funzionamento”. Quindi, come abbiamo già sostenuto in altri articoli, giocare senza ritegno, non è colpa dei siti di scommesse che, tra l’alto, indicano sempre che il gioco deve essere fagotto con consapevolezza: per controllare clicca qui.

Gli studiosi, per la loro ricerca, sono partiti da persone colpite dal morbo di Parkinson: ogni elemento veniva posto davanti ad una scelta: strada pericolosa o strada tranquilla? Nel frattempo veniva controllata l’attività del nucleo subtalamico. In base alla scelta, il nucleo si comporta diversamente. La scelta pericolosa, infatti, incentiva l’attività di questo nucleo e questo ha portato alla realizzazione che si tratta del centro che gestisce la “vita spericolata”.

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