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Due uno uno due: cambiamolo

Intervista ad Alberto Burgio, redazionale del 3/11/2007

 «C'è la sensazione diffusa di passare di fatto
da un tempo indeterminato a un contratto a termine di 7 anni»
il manifesto, 27/10/2007 :: leggi tutto

Da un paio di settimane, su esserecomunisti.it si vede un banner animato che dice “Trasferiti? Decidiamo anche noi”. Si tratta di una campagna di informazione che abbiamo deciso di portare avanti per sollecitare chi legge le pagine del nostro sito internet ad appoggiare e diffondere informazioni sulla proposta di modifica dell'articolo 2112 del Codice Civile.
La proposta di modifica è stata presentata il 14 febbraio 2007. Porta la firma di Burgio, Zipponi, Pagliarini, Ferrara, Rocchi, Provera e De Cristofaro, ma ancora non è stata discussa – né approvata... Si intitola “Modifiche all’articolo 2112 del codice civile in materia di mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda o di ramo d’azienda” e chiede che i padroni non possano più approfittarsi del trucco del trasferimento per liberarsi di quei dipendenti che pesano economicamente sui profitti aziendali. Abbiamo fatto qualche domanda ad Alberto Burgio, deputato del nostro partito e firmatario della proposta.

Perché è importante questa proposta?

Perché l'attuale normativa lascia ai padroni la facoltà di decidere cosa si intende per “ramo d'azienda”. E questo non è altro che uno strumento per i licenziamenti di massa.

Cioè?

Cioè: se io ho 1000 dipendenti e voglio licenziarne 250, definisco quei 250 “ramo d'azienda” e poi lo trasferisco su un'altra azienda, che forse fallirà.

La Vodafone ne ha trasferiti 914...

...Sì, e per adesso pare che le garanzie ci siano. Ma per sette anni, e si tratta di un singolo caso.

Quindi?

Quindi occorre diffondere, tra i lavoratori e le lavoratrici, presenti e futuri, la consapevolezza dei rischi che si stanno correndo con la normativa vigente.

E cosa c'è da sapere?

Prima di tutto, la nostra Costituzione ci dice che i lavoratori non sono una merce, pertanto devono essere coinvolti nelle scelte che li riguardano.
In secondo luogo, la Corte di giustizia della Comunità Europea ha recentemente stabilito che il lavoratore ha il diritto di rifiutare la cessione del proprio contratto e/o del proprio rapporto di lavoro (Sez. VI C/51/00). Del resto, anche la normativa nazionale precedente lo stabiliva.

Qual è il prossimo passo, dunque?

Si deve capire che questa battaglia fa parte della lotta che conduciamo, da anni, contro la Legge 30 e contro la precarietà. Stiamo raccogliendo adesioni in tutta Italia, siamo arrivati quasi a 500 firme di lavoratrici e lavoratori, e andiamo avanti.

E alla fine?

Alla fine vogliamo che la proposta di modifica dell'articolo 2112 del Codice Civile venga messa all'ordine del giorno. E che venga approvata.




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