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PARTITO RIFONDAZIONE COMUNISTA:
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"O la sinistra torna a difendere il lavoro, o non è"
di Alberto Burgio
su stessa fonte del 01/05/2007
Intervento di Alberto Burgio alla festa dei Giovani Comunisti di Luino (Varese)
Care compagne, cari compagni, intanto buon primo maggio a tutte e a tutti. Questo è un giorno che è bene ed è bello passare insieme tra compagni per pensare insieme al mondo del lavoro e agli insegnamenti che ne dobbiamo trarre. E grazie anche per avermi invitato qui oggi.
Che cosa dovrebbe essere il primo maggio? Una festa: la festa del lavoro. Vorremmo potere vivere questo giorno con questo spirito. Ma, dobbiamo dirlo, è difficile. Soprattutto è difficile in questi tempi e soprattutto nel nostro Paese, e lo diciamo con particolare rammarico considerando che al governo sono le forze democratiche e la sinistra. Sono decenni che il lavoro in Italia come in Europa, come in tutto l’Occidente, paga per tutti, subendo un attacco di inaudita violenza ai diritti e alle conquiste ottenute con dure lotte tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, sancite dallo Statuto dei Lavoratori, tradotte in salari e pensioni finalmente adeguati, in diritti sociali, in tutele e garanzie di sicurezza.
Dalla seconda metà degli anni Ottanta assistiamo ad un’offensiva violentissima, alla quale, dobbiamo dirlo, la sinistra politica e il movimento sindacale non hanno saputo rispondere con la dovuta energia.
I padroni si sono via via ripresi tutto quello che erano stati costretti a concedere. Limitiamoci agli aspetti più significativi. La sicurezza del lavoro è un’utopia per la maggior parte di chi oggi entra nel mondo del lavoro. I salari italiani sono i più bassi d’Europa: peggio di noi stanno solo i lavoratori in Portogallo. Le pensioni, dopo le cosiddette riforme degli anni Novanta, coprono meno della metà delle retribuzioni e per i giovani la percentuale sarà del 30-35%. E questo non in un mondo più povero ma sempre più ricco. La produttività cresce, i profitti delle imprese crescono, crescono gli stipendi dei top manager e degli alti dirigenti. Solo il lavoro paga. E paga per tutti. Di recente è stato pubblicato uno studio che ha indicato la causa principale di questa ineguaglianza crescente. Questa ricerca, il World Economic Outlook, fornisce dati interessanti e inequivocabili, tanto più che la fonte non è certo sospettabile di simpatie politiche per la sinistra, trattandosi di uno studio del Fondo Monetario Internazionale: dice che in media la quota del Pil destinata ai lavoratori è diminuita di dieci punti in questi ultimi venticinque anni. La causa qual è? Il Fondo Monetario Internazionale dice: il progresso tecnologico! Ma che cosa significa questo se non che il capitalismo è un sistema radicalmente, costitutivamente iniquo? Il progresso dovrebbe portare miglioramenti, se le parole hanno un senso. invece questo sistema economico funziona in modo tale che chi lavora vede peggiorare le proprie condizioni proprio perché il suo lavoro diventa più produttivo. Basterebbe questa semplice considerazione a dimostrare che oggi non c’è meno bisogno di noi comunisti e del conflitto di classe: ce n’è più bisogno che in passato.
Ma tutto questo non basta. Abbiamo detto della precarietà (che questo nostro governo non si decide ancora a contrastare con la dovuta energia). Abbiamo parlato dei salari, sempre più bassi e accennato alle pensioni, a proposito delle quali il governo continua a minacciare riforme che consideriamo inaccettabili. Il problema non è che le persone non lavorano abbastanza, al contrario il problema è che il lavoro in condizioni sempre più pesanti e che dopo trentacinque anni di lavoro ottengono pensioni insufficienti per vivere dignitosamente. Questo è il vero problema in Italia, ed è grave che un governo di centro-sinistra, eletto dopo cinque anni di malgoverno e di massacro sociale da parte della destra, non trovi di meglio che agitare la minaccia di nuove “riforme” per innalzare l’età pensionabile.
E questo dopo che fu proprio il centrosinistra (i governi presieduti dal senatore Dini e dall’attuale ministro Amato) a scardinare un sistema previdenziale che sino ai primi anni Novanta aveva, se non altro, garantito un minimo di equità sociale. Forse quando ci chiediamo perché in Italia la destra è così forte e tanti operai, tanti lavoratori hanno smesso di avere fiducia nelle forze democratiche e di sinistra, bisogna partire propri oda queste vicende gravi e incredibili, che purtroppo rischiano di ripetersi anche con questo governo.
Ma dicevo che non c’è solo questo. C’è ancora un tema che dobbiamo considerare ed è forse il tema più negativo, più pesante. Alludo al problema della sicurezza sul lavoro, di cui finalmente si è cominciato a prendere coscienza. I dati, anche nella provincia di Varese, sono sconvolgenti e anche a questo riguardo in Italia è purtroppo in vetta alle classifiche, nonostante le campagne di disinformazione del solito Corriere della Sera. Un milione di infortuni denunciati ogni anno, oltre 1300 morti accertati ogni anno senza contare i morti per malattie contratte sul lavoro e sono solo i dati ufficiali, che non tengono conto del sommerso ove le violazioni delle norme sono sistematiche e le vittime – spesso immigrati – sfuggono alle statistiche. A questo riguardo l’Inail stima che ci siano almeno 200.000 infortuni l’anno che non vengono denunciati. Proprio oggi mentre venivo qui, ho saputo che a Sorrento si è verificato l’ennesimo incidente: due morti e tre feriti gravi per una manovra di un elevatore su cui alcuni operai stavano facendo dei lavori. Questo è il prezzo che il lavoro paga all’egoismo, alla grettezza, alla voracità di un’imprenditoria senza scrupoli che sa solo chiedere soldi allo stato e che sogna la fine dei contratti nazionali e del sindacato. Parliamo di “incidenti”, ma quando si è di fronte a questi numeri, a una strage che uccide oltre quattro persone al giorno, anche questo termine diventa immorale. Gli indicendoti sono per definizione imprevisti, ma qui non c’è nulla di imprevisto. La verità è che troppi imprenditori considerano la prevenzione contro gli infortuni un costo su cui risparmiare senza farsi troppi scrupoli e se poi i lavoratori si feriscono, perdono dita, arti o muoiono, pazienza! Basti ricordare che ancora in questi giorni nonostante il numero degli infortuni mortali, degli omicidi bianchi, un importante dirigente della Confindustria ha avuto il coraggio di protestare perché il governo ha annunciato l’intenzione di assumere finalmente altri ispettori del lavoro. Questo non ci stupisce, naturalmente. Perché quando gli ispettori sono messi in condizione di svolgere le proprie funzioni, i padroni si trovano in difficoltà. Gli infortuni sul lavoro sono una piaga grave, soprattutto nel Mezzogiorno. Ma questo non significa affatto che il nord ne sia immune. Tutt’altro. In provincia di Varese sono bastati quattro gironi di ispezione a campione per scoprire ben 35 imprese irregolari e i dati parlano di una media di quindicimila infortuni all’anno nella provincia. Infortuni causati nella quasi totalità dei casi dalla violazione delle norme di prevenzione. La verità è che i padroni non vogliono controlli perché speculano sulla irregolarità, oltre che sulla precarietà che è anch’essa una causa di infortuni, perché si accompagna a ritmi insostenibili e ad una scarsa formazione. Così come speculano sulla sistematica violazione delle norme fiscali, non dimentichiamoci mai che siamo in un paese in cui 300 miliardi di imponibili sfuggono al fisco ogni anno e in cui l’evasione contributiva ammonta a oltre 30 miliardi di euro all’anno.
E veniamo, per concludere, al governo. che cosa sta facendo il governo su questa materia? Qualcosa sta facendo, dobbiamo riconoscerlo. Nella finanziaria ha varato alcune misure giuste (il cosiddetto pacchetto sicurezza) che hanno portato alla chiusura di molti cantieri irregolari e la regolarizzazione di circa 90 mila lavoratori. E oggi è impegnato nella preparazione di un Testo unico sulla sicurezza ma questi passi nella giusta direzione non sono sufficienti e noi siamo preoccupati. Nella Finanziaria c’è anche una norma sbagliata e molto pericolosa, che regala un anno di sospensione delle ispezioni alle imprese che escono dal sommerso. È una vera e propria istigazione a violare le leggi sulla sicurezza, una istigazione all’illegalità che abbiamo chiesto al ministro Damiano di cancellare. E anche sul Testo Unico c’è qualche problema. Il DDL Delega in base al quale il governo vorrebbe legiferare è generico e carente per quanto concerne almeno quattro aspetti: le norme per l’accertamento degli infortuni, le responsabilità delle ditte appaltatrici, le prerogative degli Rls, la tutela giudiziaria delle vittime degli infortuni.
Come vedete, è un campo difficile, ricco di insidie e cosparso di difficoltà. Ho voluto dire queste cose non per guastare la festa ma perché credo che tra di noi bisogna dirsi la verità se vogliamo che la festa del lavoro sia anche un’occasione per cambiare le cose in meglio.
Abbiamo finalmente la possibilità di farlo. Ho elencato dei problemi, non perché penso che l’importante sia arrabbiarsi, non credo nell’utilità politica dello sfogo o del risentimento. Ho parlato di problemi perché credo che finalmente ci sia la possibilità concreta di pretendere che il governo ascolti e dia risposte adeguate.
Il lavoro non può continuare a pagare per tutti. Quello che sta succedendo, quello che è successo in questi venticinque anni è ingiusto e anche stupido, perché ostacola la crescita vera del paese. ora si impone una inversione di tendenza. Il governo, il ministro del lavoro, debbono capire che così non si può andare avanti.
Debbono ascoltarci quando diciamo che il programma dell’Unione contro la precarietà va applicato cancellando la legge 30; quando diciamo che va applicato sulle pensioni, abbattendo lo scalone di Maroni; quando chiediamo misure serie, urgenti ed efficaci per la sicurezza e la tutela della salute dei lavoratori. E lo diciamo anche al sindacato. Noi non crediamo che la concertazione sia un buon metodo di confronto. I risultati parlano da soli. Chi ha vinto, chi ha incassato tutti i vantaggi è l’impresa, è il capitale. Ora basta. Rifondazione è leale, difende questo governo, mantiene gli impegni, ma questo non può valere solo per noi. Chiediamo alle altre forze politiche gesti concreti su tutti i terreni che ho elencato. E ci rivolgiamo in particolare alle altre forze politiche della sinistra d’alternativa su cui grava la maggiore responsabilità proprio in considerazione della debolezza delle organizzazioni sindacali. Tra tanti discorsi su soggetti politici, contenitori e riferimenti ideologici, dimostrino di avere compreso una cosa soprattutto: o la sinistra torna a difendere il lavoro, o non è. O riesce a far sì che il lavoro ottenga ciò di cui ha diritto o non è. Al di là di discorsi spesso astratti, vorremmo che i dirigenti delle forze politiche della sinistra ricominciassero a parlare con rigore e senso di responsabilità del lavoro e dei lavoratori di questo paese, che da loro si attendono risposte concrete che tardano da troppo tempo.
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