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POLITICA INTERNA:

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Maddalena, gli Usa mollano gli ormeggi

di Costantino Cossu

su il manifesto del 30/09/2007

La Emory Land, la nave appoggio Usa per sottomarini nucleari, è partita. Con gli oltre mille marines di equipaggio. Lascia in eredità l'inquinamento nucleare. Dopo 35 anni, si apre un'altra epoca. Arrivano i miliardari?

Lo Squadrone sottomarino 22 della Marina militare degli Stati uniti d'America torna a casa. Ieri alle 13,30 la Emory Land, nave appoggio per sommergibili a propulsione e armamento nucleare, ha lasciato l'isola di Santo Stefano. Prua verso l'Atlantico, per riportare a casa oltre mille marinai, il grosso delle truppe presenti nella base. La prima nave appoggio, la Fulton, era arrivata in Sardegna il 2 agosto del 1972. Dopo trentacinque anni si è chiusa un'epoca.
La Emory Land è una vera e propria città galleggiante. Serviva da officina per la manutenzione e per la riparazione dei sommergibili, ma era anche un punto di sostegno logistico. La sua partenza significa che la base è davvero chiusa, al di là della cerimonia ufficiale d'addio, con tanto di ammaina bandiera, che i comandi militari americani annunciano per la fine del prossimo mese di febbraio. La Emory Land era il cuore della base. Senza la sua presenza, nessun sottomarino potrà più attraccare nell'isola, mancando ora le strutture di supporto che il mastodonte del mare ha sino a ieri fornito. A Santo Stefano restano ancora alcune centinaia di uomini tra militari e personale amministrativo. Preparano i bagagli.
Il drappo a stelle e strisce che cala sulle coste della Maddalena segna un punto a favore della Regione Sardegna e del suo presidente, Renato Soru, che sin dalla sua elezione, tre anni fa, ha indicato nella riduzione delle servitù militari una delle priorità del suo esecutivo. Ieri sera il presidente della Regione ua placato le contestazione dei cittadini alla Maddalena affermando in un'assemblea spontanea che «ci sarà lavoro per tutti», anche per chi lavorava con i militari, e che la riconversione sarà veloce. «Ma che popolo siamo se per creare un posto di lavoro abbiamo bisogno di un esercito e di sommergibili nucleari?», ha detto Soru.
Il braccio di ferro tra Regione e comandi militari Usa si è risolto a favore di Soru nel novembre 2005, quando il dipartimento della Difesa americano ha annunciato che la Us Navy avrebbe lasciato l'arcipelago della Maddalena entro il 2008. Motivo della decisione, un cambio di strategia seguito alla chiusura definitiva dell'epoca della guerra fredda. Finito il confronto con l'Urss, gli interessi strategici degli Stati uniti e della Nato si sono spostati progressivamente al Mediterraneo est, in prossimità delle aree di crisi mediorientali. Nel marzo scorso, quindi, una nuova accelerazione al processo di dismissione della base, con la firma dell'intesa tra la Regione e il ministero della Difesa italiano per il trasferimento diretto di diversi beni militari al demanio regionale. Tra questi, l'ex Arsenale, da riconvertire in chiave turistica (si pensa a un cantiere navale di appoggio ad attività da diporto), su cui Comune e Regione puntano per assorbire i lavoratori, circa duecento, impiegati finora dai militari.
Una battaglia, quella condotta da Soru, all'insegna del motto «siamo amici degli americani, ma in futuro vogliamo che tornino da noi come turisti». Oppure come imprenditori turistici. Soru ha eccellenti rapporti personali con Tom Barrack, il miliardario texano che ha rilevato la proprietà del Consorzio Costa Smeralda dal fondatore storico, Karim Aga Khan. E proprio Barrack è uno dei principali candidati a gestire il dopo base in chiave di sviluppo turistico, sul modello, appunto, della Costa Smeralda. Insieme con lui hanno manifestato interesse anche altri grandi gruppi che operano nel campo della vacanze, da Pirelli Re a Ligresti.
Sulle tensioni che inevitabilmente accompagnano, alla Maddalena, la partenza degli americani, è arrivata la decisione del governo di Romano Prodi di tenere nell'arcipelago il prossimo G8, quello del 2009. Dietro la scelta c'è un grande lavoro dello stesso Soru, che per mesi ha fatto pressing sul presidente del consiglio e sul ministro della Difesa Arturo Parisi. Il G8 è per Soru un formidabile volano della riconversione, tutta alberghi a cinque stelle e panfili, dell'economia della Maddalena.
Ma insieme alla questione della gestione dei beni dismessi dalla Us Navy e dalla Marina militare italiana, alla Maddalena esiste anche un altro problema, di cui si parla pochissimo: la contaminazione nucleare del mare e delle coste. Decenni di presenza di sottomarini a propulsione e ad armamento atomico hanno creato, secondo diverse denunce di medici e di scienziati, una situazione di grave rischio sanitario. Ci sono i dati diffusi, nel 2004, dall'istituto di ricerca francese Criirad al termine di uno studio commissionato dal ministero della Difesa francese, allarmato per il rischio che l'inquinamento nucleare della Maddalena possa estendersi alle coste della Corsica. I ricercatori del Criirad hanno rilevato un tasso di inquinamento radioattivo allarmante. E poi c'è il periodico ripetersi di denunce di un aumento di malformazioni fetali attribuite alla radioattività. La paura è stata alimentata anche dagli incidenti che, nel 2002 e nel 2003, hanno coinvolto i sottomarini Oklahoma City e Hartford, che si sono schiantati sugli scogli al largo di Santo Stefano. Ieri, dopo la partenza della nave appoggio, squadre di sommozzatori, con camere iperbariche, hanno cominciato la pulizia dei fondali lungo tutta la banchina che per trentacinque anni ha ospitato navi e sottomarini Usa. Ma il problema ha dimensioni molto vaste e per risolverlo ci vuole ben altro che una sommaria pulizia. Servirebbero analisi scientifiche serie, che sino a questo momento nessuno ha voluto fare.

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