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PARTITO RIFONDAZIONE COMUNISTA:

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Bologna, elezioni amministrative: le risposte alla crisi al centro del confronto

di ***

su Prc del 18/02/2009

La fase attuale è caratterizzata da una crisi di tipo "strutturale e costituente" a cui il Governo risponde con politiche blande e caritatevoli, come la social card e l’una tantum, in campo economico. Le stessa riforma contrattuale siglata da Confindustria e sindacati complici (Cisl, Uil e Ugl) accentua, anziché risolvere, i problemi di precarietà e bassi salari.

Per questi motivi siamo stati a fianco della Cgil e dei sindacati di base durante lo sciopero generale del 12 dicembre scorso; a fianco e con la Fiom e FP Cgil scesi in lotta il 13 febbraio; e lo saremo con il sindacalismo di base che scenderà in piazza il 28 marzo e ancora con la Cgil che manifesterà il 4 aprile. E in tutte quelle vertenze territoriali dove è del tutto evidente che si pone il tema di un nuovo movimento operaio e di un nuovo sindacalismo di classe e democratico.

Poiché la crisi è strutturale e dichiaratamente non di breve periodo, le sole politiche redistributive sono del tutto insufficienti: è necessario ripensare un modello economico e sociale basato sulla qualità del produrre e dei prodotti; sulla ricerca, la scuola, la tutela dell'ambiente e dei diritti. Si tratta di ricostruire quel tessuto sociale che il liberismo ha eroso in questi ultimi decenni. Ciò presuppone anche un nuovo protagonismo dell’intervento pubblico.

La politica di Veltroni e del Pd - colpevole di aver aperto all'accordo separato e proposto tagli alle pensioni e modifiche all’art 18 - fotografa un partito diviso su tutto: riforma contrattuale, testamento biologico e diritti civili, Gaza e politica internazionale, a dimostrazione che non si costruiscono forze politiche con scioglimenti e sommatorie eclettiche. Altrettanto grave è l'accordo raggiunto da Veltroni con il Pdl per lo sbarramento al 4% per le prossime elezioni europee, teso a ridurre ulteriormente la rappresentanza delle forze di sinistra e dei comunisti per poter ancora una volta speculare sul voto utile al Pd. Tra l’altro l’esito delle elezioni in Sardegna dimostra la falsità di questa tesi: la sinistra si riprende - a partire dai comunisti - e ritorna ai livelli di consenso delle amministrative 2004, mentre il crollo del Pd è la causa principale della sconfitta di Soru.

La politica del governo delle destre, pericolosa per la stessa democrazia, e la linea subalterna del Pd vanno battute con un vasto e articolato movimento democratico e sociale.

La lotta contro la crisi è la priorità del partito. A questo scopo è necessario superare lo stato di immobilismo della nostra Federazione avvitata e bloccata da uno scontro di vertice sulle elezioni amministrative (accordo sì, accordo no), senza peraltro che ancora si sia aperto alcun confronto programmatico col Pd e col suo candidato a Sindaco.

In coerenza con il percorso portato avanti in questi anni, dal documento programmatico siglato con le altre forze del centro-sinistra all’uscita dalla maggioranza di centro-sinistra che governa il Comune di Bologna, sino ad arrivare all’ordine del giorno del cpf del 27 ottobre 2008 le cui ragioni sono state ribadite dal recente comunicato della maggioranza della Segreteria della Federazione, occorre verificare se esistono le condizioni per una convergenza programmatica con le altre forze della sinistra e con il Pd.

La verifica che proponiamo non deve avvenire all’interno di una logica continuista: la crisi ha cambiato e cambia nel profondo la politica nazionale e bolognese; la crisi deve portare forti cambiamenti anche nei governi locali. Non è sufficiente allearsi per battere la destra: la destra si sconfigge battendo la crisi e quindi proponendo un programma avanzato che metta gli enti locali al servizio di un processo di fuoriuscita da sinistra dalla crisi economica e dai suoi effetti (la guerra tra i poveri, la disoccupazione, la precarietà, la cassaintegrazione epidemica). E’ la stessa convivenza civile e democratica ad essere messa in discussione. Ed è proprio per questi motivi che va costruito un programma di sinistra che parli ai lavoratori, alle classi popolari, agli studenti, ai pensionati e dia loro le risposte di cui hanno bisogno, in un progetto non testimoniale ma “di massa”, utile socialmente e utile politicamente.

Il confronto programmatico dovrà rappresentare la coerente prosecuzione, e non il tradimento, delle lotte che si sono sviluppate nei mesi scorsi e che si svilupperanno nei prossimi.

E’ in relazione a ciò ed al sentire dei lavoratori che si dovrà decidere la qualità dei programmi e la possibilità o meno degli accordi; di contro, risulterebbero negative e non comprensibili alle necessità popolari e democratiche e ai conflitti in campo sia una subalternità pregiudiziale nel confronti del Pd sia una posizione settaria, pregiudizialmente isolazionista.

Proprio la durezza della crisi rende incerti gli esiti dei confronti programmatici; qualunque sia l'esito questi devono essere il frutto di una discussione e di una consultazione di massa: corrette, trasparenti, imperniate sulla politica e sui contenuti.

Le campagne per le amministrative e per le europee dovranno essere agite prioritariamente e principalmente fra i lavoratori, le classi popolari e i ceti progressisti con modalità unitarie e linguaggi comprensibili.

Il programma deve essere dunque un percorso sociale partecipato, di ascolto e di confronto rivolto a tutti i soggetti sociali e politici di riferimento che abbia al centro le questioni del lavoro e della precarietà, le politiche culturali, la scuola, la sicurezza sociale, la difesa del territorio ed il rilancio del trasposto pubblico.

In base a questo:

il Cpf decide di verificare la possibilità di definire elementi programmatici comuni con le forze della sinistra più vicine.

Sia in caso di accordo col Pd sia in caso di mancato accordo, il Prc dovrà avere il suo programma locale e il suo profilo programmatico nazionale, di una forza cioè che si batte non solo per migliorare la condizione della classe lavoratrice (anche attraverso alleanze e riforme parziali) ma anche per una prospettiva rivoluzionaria di superamento del sistema capitalistico. Allo scopo di dotare il partito di un programma locale e contemporaneamente al fine di individuare le principali condizioni programmatiche necessarie per un accordo alle prossime elezioni amministrative il Cpf convoca una conferenza programmatica locale con cui coinvolgere le iscritte e gli scritti e le competenze presenti nel partito, nel più ampio processo partecipativo.

Al termine del confronto le decisioni finali saranno assunte attraverso la più ampia partecipazione del partito.

Tuttavia, è urgente superare l’immobilismo e attivare il partito, la sinistra anticapitalistica e i movimenti attorno ad alcune immediate priorità programmatiche che attengono anche al ruolo degli enti locali, che andranno approfondite e perfezionate nella conferenza programmatica.

E’ necessario operare per il blocco dei licenziamenti, attraverso l’attivazione di casse integrazione a rotazione, contratti di solidarietà e ammortizzatori che compensino la riduzione del salario;
è necessario raggiungere l’obiettivo di un piano di ammortizzatori equilibrato ed egualitario. Il blocco dei licenziamenti deve rendere possibile il mantenimento e la stabilizzazione dei precari nel privato come nella Pubblica Amministrazione;
i servizi e le tariffe devono essere utilizzati per garantire la tutela massima in funzione anticrisi per i lavoratori e le loro famiglie;
è necessario mettere in atto tutto ciò che è nella competenza degli enti locali per sospendere la legge Bossi Fini, in maniera tale che i licenziamenti anche temporanei non comportino la perdita del permesso di soggiorno e l'affondare nella clandestinità, e per contrastare il pacchetto-sicurezza di Maroni;
in questo senso proponiamo alle forze sociali e politiche del centro-sinistra una grande vertenza unitaria contro il governo su questi temi e la costituzione di un comitato unitario anticrisi che unifichi tutte le situazioni di crisi per una gestione unitaria e politica all'altezza delle necessità;
è necessario contrastare il carovita con un più efficace controllo dei prezzi, l'allungamento degli orari del mercatino del Caab, navette che ne consentano l'utilizzo, in particolare agli anziani, l'istituzione di spacci a partire dagli stessi centri anziani, favorire lo sviluppo dei Gruppi di Acquisto Popolari anche al fine di eliminare l'intermediazione parassitaria e consumare prodotti locali;
sulla formazione facciamo nostre le proposte contenute nella protesta messa in campo in questi mesi da tanti genitori, insegnanti e studenti che chiede l'impegno per una scuola pubblica, laica, per italiani e migranti, di qualità. Riteniamo fondamentale il potenziamento della scuola pubblica e inaccettabili i finanziamenti alle scuole private;
inchieste recenti in diverse zone del Paese (anche a Bologna, come dimostra la vicenda dell’Aeroporto) hanno messo in luce il legame che si viene a creare fra servizi pubblici privatizzati, la lunga e oscura catena degli appalti e dei subappalti, faccendieri e politica; queste vicende danno ragione alla nostra opposizione alle privatizzazioni ma non ci esimono al contempo a rinnovare l'efficacia e l'efficienza dei servizi pubblici;
è necessario svoltare in materia di sicurezza rispetto all'approccio sbagliato e fallimentare dato da Cofferati e quello sempre più razzista messo in campo da parte del governo con il pacchetto "insicurezza"; l'insicurezza viene dalla crisi, dalla precarietà, dai bassi salari e basse pensioni, dai tagli allo stato sociale: tutto ciò alimenta la guerra fra poveri, su cui soffia demagogicamente la destra. E’ necessaria un’altra idea di sicurezza che passa per la costruzione di legami sociali, per la cultura del rispetto e della solidarietà. Proponiamo che per questi motivi il programma su questo tema delicato sia elaborato in un percorso condiviso con le tante organizzazioni che si sono mobilitate in questi anni con approcci progressisti: soltanto così è possibile far vivere nella società e non solo nelle istituzioni una nuova e alternativa idea di “sicurezza”;
appare del tutto fallita la politica della mobilità fatta di piccoli passi: proponiamo una svolta attraverso il potenziamento del trasporto pubblico urbano, extraurbano e ferroviario e di aprire una vertenza per far rispettare gli accordi che prevedevano lo sviluppo del SFM con l'alta velocità; nella città si deve istituire il biglietto da 50 centesimi per 30 minuti bloccando radicalmente l'accesso;
proponiamo di contenere al massimo ulteriori urbanizzazioni e centri commerciali; di avere massima attenzione per le politiche abitative, in particolare a favore dei giovani, anche attraverso la messa a disposizione di alloggi da parte dell’Università e degli Enti Locali, che devono essere i depositari dei contratti di locazione anche al fine di contrastare fino in fondo l'abusivismo;
servono nuovi spazi per i giovani, sia a livello ricreativo sia a livello culturale;
servono provvedimenti specifici che consentano di prevenire la violenza sulle donne;
vanno cambiate e riprogettate le politiche culturali dell’amministrazione comunale, in questi anni sostanzialmente assenti o schiacciate sulla politica dei grandi eventi, mentre invece c’è bisogno di sostenere e valorizzare le numerose realtà culturali presenti a Bologna mettendo l’amministrazione comunale al servizio e a sostegno di una rinascita culturale della nostra città.


*** Presentato da:

Bilardi Donatella
Cicchetti Ezio
Franchi Stefano
Pondrelli Marco
Quaranta Giuseppe

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