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POLITICA INTERNA:
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Specie non protetta
di Cinzia Gubbini
su il manifesto del 14/10/2009
La camera affossa la legge di tutela per gli omosessuali. È incostituzionale secondo i deputati che votano la pregiudiziale dell'Udc. Il partito democratico si infila in una serie di errori. Anche la destra si spacca e gli onorevoli vicini a Fini votano dalla parte dei gay. Proteste in tutta Italia
Alle 16,20 l'aula boccia la proposta di tornare in Commissione Giustizia. Alle 17 cade una pietra tombale sulla proposta di legge contro l'omofobia. L'Udc gongola. Il Pdl si divide, ma tutto sommato tiene botta. Il Pd è rosso di vergogna. Le associazioni omosessuali ieri sera sono scese in piazza a Torino, Bologna, Milano e Roma.
Per molto tempo si continuerà a discutere su cosa sia successo realmente ieri pomeriggio a Montecitorio. Il testo che modificava l'articolo 61 del codice penale - introducendo l'aggravante per chi commette il fatto con finalità inerente all'orientamento e alla discriminazione sessuale della persona offesa - era stato riscritto, limato e parzialmente digerito ormai da tutti. Ad eccezione dell'Udc. Sul testo pesava un parere non del tutto favorevole della Commissione affari costituzionali. Dal canto suo la sinistra mirava a migliorare il testo reintroducendo l'esplicitazione della discriminazione contro i transessuali. L'altro ieri, alla fine della discussione generale in aula, madrina di una possibile soluzione era stata la ministra per le Pari opportunità Mara Carfagna: compreso che se si fosse andati al voto in aula il testo sarebbe stato bocciato, aveva proposto di tornare a discutere in Commissione. Sembravano tutti d'accordo. Soprattutto era d'accordo la relatrice del testo, la parlamentare del Pd Anna Paola Concia (che ora qualcuno chiama «l'agnello sacrificale»). Nell'emisfero sinistro solo l'Italia dei valori era apertamente contraria.
Ieri mattina, nella riunione del comitato dei nove in Commissione giustizia, si è capito che non sarebbe stata una passeggiata: Udc, Pdl e Lega si sono espresse a favore di un approfondimento L'Idv contro, Il Pd favorevole a patto che fosse garantita la calendarizzazione del testo di legge in aula entro novembre. «Di fronte a queste articolate posizioni - il commento della presidente della Commissione, Giulia Bongiorno - chiedo il voto dell'aula». E' la fine. L'Udc già sente odore di vittoria, e per bocca di Michele Vietti, si esprime a favore del ritorno in Commissione per partorire un testo «condiviso». Non solo: ricorda che sul piatto c'è la pregiudiziale di costituzionalità sull'articolo 3 (uguaglianza). Pdl e Lega sono schieratissime con l'Udc. L'Idv, invece, è un fiume in piena: «Quello della maggioranza è un voltafaccia. Questo testo è stato scritto a quattro mani, due delle quali sono quelle dell'onorevole Costa del Pdl. Ora perché volete tornare in Commissione? Per affossarlo? Prendetevi le vostre responsabilità», dice Federico Palomba. Il Pd rimane col cerino in mano. Schierarsi apertamente con la destra e lasciare così campo libero all'Idv? Giancarlo Bressa tenta la mediazione. Il suo è un intervento telegrafico: «C'è stata una discussione sincera. Nessuno qui ha secondi fini. Noi siamo d'accordo a fare un'ulteriore riflessione, ma solo se sarà breve. Se non c'è questa garanzia, siamo per andare al voto». Quando arriva il momento è un delirio: postazioni per il no diventano sì e viceversa diverse volte, il presidente dell'aula ricorda più volte per che cosa si sta votando. Alla fine il ritorno in Commissione viene bocciato. Il resto è da copione. Il voto sulla pregiudiziale vede di nuovo compatti Pdl, Lega e Udc ad eccezione dei «finiani». 9 votano «no» insieme al Pd (Bocchino, Briguglio, Della Vedova, Calderisi, Morone, Pepe, Perina, Urso e Tortoli) in dieci si astengono, tra cui Bongiorno e Rotondi. Il Pd, almeno a questo punto, vota compatto. Una sola diserzione, ma di peso: quella della teodem Paola Binetti, che vota a favore della pregiudiziale. «Il testo era ambiguo, c'era il rischio di introdurre un reato di opinione», la sua giustificazione.
Furibonda Paola Concia, sia contro il Pd che contro il Pdl: «Diciamo la verità: questa legge non la voleva nessuno. Il Pd ha sbagliato, forse per ragioni congressuali». Ma il Pd respinge le accuse e addossa tutta la colpa alla destra, che avrebbe tradito i patti. Nel pomeriggio una riunione del partito, da cui è scaturito un ordine del giorno che accusa la destra di aver affossato la legge «in modo del tutto strumentale» e promette un nuovo testo a giorni «contro un ritardo ormai insopportabile». Ma la stessa promessa la fa anche il ministro Carfagna. Se il Pd è lacerato, anche in casa Pdl il voto lascia malumori. Soprattutto per la decisione di Italo Bocchino, vicecapogruppo alla camera del Pdl, di votare insieme al Pd. E questo nonostante sul suo telefonino, come su quello degli altri deputati, fosse arrivato l'sms di Cicchitto che ordinava di votare a favore della pregiudiziale. «Io mi occupo di politica», il commento di Bocchino. Anche la sinistra extraparlamentare fa sentire la sua voce: «Ha vinto il partito dell'inciviltà», ha detto Nichi Vendola di Sinistra e Libertà. Mentre il segretario del Prc Paolo Ferrero stigmatizza il comportamento della maggioranza «rafforzato dal comportamento di diversi esponenti del Pd».
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