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ECONOMIA E SOCIETA':

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La depressione italiana che avanza

di Mario Pianta

su il manifesto del 08/07/2010

In Italia la crisi ha fatto cadere il Pil del 6,5% e questa caduta si è distribuita su un calo degli occupati (-2%), delle ore lavorate da questi (-2,7%), e della loro produttività (-2,6%), tutti risultati peggiori della media europea. Con moltissimi giovani e donne che hanno rinunciano a cercare lavoro, il tasso di disoccupazione resta pari alla media Ocse (8,7%), ma l'indicatore da guardare è il tasso di occupazione, sceso al 57,3%: è più basso solo in Ungheria, Turchia e Messico.
Le cattive notizie che vengono dal Rapporto Ocse sull'occupazione non si fermano alle quantità (in calo), ma mostrano la cattiva qualità del lavoro: l'occupazione è caduta nei paesi Ocse soprattutto per i lavoratori temporanei (-7,7%), per i giovani sotto i 24 anni (-8%), per i meno qualificati (-6,4%). Le imprese hanno scaricato la crisi sulla forza lavoro più fragile e precaria, e in Italia siamo a livelli di emergenza per i giovani: 28% senza lavoro, la metà di chi lavora è precaria.
Un lavoro vulnerabile e di bassa qualità non può che produrre poco e pagare poco. I salari italiani sono stati sorpassati nel 2008 da quelli di Spagna e Corea del Sud, e restano più avanti solo di quelli in Portogallo, Grecia e nei paesi dell'est. Secondo l'Ocse, in Italia il salario medio lordo per l'insieme dell'economia è di 31 mila dollari; nell'Europa a quindici i lavoratori guadagnano il 20% in più e addirittura un terzo in più nella media dell'Ocse (41 mila dollari l'anno). I salari italiano sono fermi dal 2000, mentre in Europa sono aumentati del 5%.
I numeri della disoccupazione sarebbero ben più drammatici se non ci fosse stata la cassa integrazione a mantenere tra le fila degli occupati quasi 700 mila persone. Ma la cattiva notizia è che l'uso della Cassa continua a crescere, del 26% negli ultimi tre mesi, mentre nei grandi paesi europei i lavoratori a tempo ridotto ormai rientrano in produzione. La crisi italiana non dà segni di rientrare, si rischia una lunga depressione - aggravata dalla manovra Tremonti che si vota oggi in Parlamento - e alla ripresa l'Italia rischia di non ritrovare più produzioni e mercati che stanno passando sotto il controllo dei più efficienti concorrenti europei, o dei meno costosi paesi emergenti. In Italia, la caduta del ciclo economico si sta trasformando in una perdita strutturale di capacità produttiva e di occupazione, con un'accelerazione del degrado del lavoro.
Mentre i "palazzi" minimizzano il problema del lavoro (il ministro Sacconi), o chiedono un mercato del lavoro «meno rigido» (l'Ocse, roba da non credere), la politica avrebbe molto da fare: stimolare la domanda, orientare la produzione verso attività qualificate e sostenibili, capaci di offrire lavori stabili ad alti salari, tutelare i diritti dei lavoratori (il contrario del "modello Pomigliano"), assicurare un reddito ai disoccupati (questo lo chiede perfino l'Ocse). Che sappia inventare un futuro per i giovani, questo sarebbe aspettarsi troppo.

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