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PARTITO RIFONDAZIONE COMUNISTA:

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CPN del 17/18 Luglio 2010 - Intervento di Laura Stochino

di Laura Stochino

su redazione del 20/07/2010

Con la riunione di oggi riusciamo a fare finalmente un salto in avanti rispetto a due forti limiti che abbiamo avuto negli ultimi tempi: un’eccessiva frammentazione interna e un immobilismo rispetto all’azione per la costruzione della Federazione della Sinistra. Entrambi questi limiti non sono legati alle nostre debolezze soggettive, ma sono l’inevitabile prodotto della biografia del nostro partito. Rifondazione è nata vent’anni fa dall’entusiasmo e dalla rabbia di migliaia di compagne e compagni uniti da una prospettiva politica di comunismo e dall’importante storia del movimento operaio. Spesso questo collante si è imbrigliato tra i fili tessuti dal personalismo e dalla gestione antidemocratica, da un’accelerazione tutta moderna nella ricerca di risultati politici che si sono rivelati effimeri e profondamente sbagliati. In tutti questi vent’anni la differenza culturale ha scavato profondi solchi personali e ha spinto i compagni nelle trincee. Questi eventi non si dovrebbero riportare a una dialettica per la gestione del potere, perché per tutti noi organizzarci come aree programmatiche e culturali è stato un modo per arrivare dove siamo ora e per consegnare ad altri un patrimonio politico che a lungo è stato messo in discussione dalle smanie di leaderismo e nuovismo. Dopo Chianciano avremmo dovuto sforzarci maggiormente per chiudere quella fase e per riportare le differenze alla storica diversità che caratterizza la nostra identità di comunisti, così non è stato. Non credo che questo errore possa essere imputato a chi ha maggiore capacità organizzativa e di coesione politica perché spesso queste capacità hanno permesso a tutto il partito di resistere e di rilanciarsi. In quest’ultimo anno la mediazione di queste mille diversità si è trasformata ancora di più in una contrapposizione che fatico a definire politica, perché spesso è diventato diffidenza personale; con questo stato di cose non è possibile costruire nulla che ci riporti al di fuori dei nostro confini. Per questo sono convinta che oggi facciamo due salti in avanti e che questi salti sono strettamente legati e consequenziali. Non può esserci nessuna offensiva esterna verso le altre forze di Sinistra senza un’offensiva interna che riporti il partito ad una condivisione sincera di intenti, dove il dissenso politico non diventi strumentale alla spartizione e, a volte sembrerebbe anche questo, alla mera autodistruzione. Ogni proposta che ci porti oltre il livore interno, e che ci porti a capire e ad agire per comprendere come va fuori, deve essere perseguita e portata avanti parallelamente e con la stessa convinzione. I due temi non possono essere scissi: l’unità interna e l’unità federata esterna. Le stesse perplessità rispetto a questo progetto federativo, l’unico veramente valido strategicamente, se sono sincere e oneste si risolvono solo nel momento in cui la condivisione interna è salda. Apprestiamoci ad affrontare il congresso in questo modo: per noi che siamo oggi il maggiore soggetto politico deve essere l’occasione per recuperare tutto il positivo di questa nostra storia insieme e innestarlo in una nuova rifondazione del socialismo del XXI secolo.

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