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ECONOMIA E SOCIETA':
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Abbanoa, il gigante idrico verso la privatizzazione
di Costantino Cossu
su il manifesto del 24/07/2010
Tradotto in italiano Abbanoa fa «acqua nuova». E quando è stata creata, circa quattro anni fa, la società della regione Sardegna che gestisce bacini di raccolta e reti di diffusione in tutta l'isola era, o doveva essere nelle intenzioni della giunta Soru che l'ha voluta, proprio nuova. Nel senso che doveva sostituire i vecchi enti di gestione comunali e provinciali, nel segno, ovviamente, della razionalizzazione e dell'efficienza. La vulgata, tante volte sentita in questi anni non solo per l'acqua, recitava la litania: «Basta con i carrozzoni clientelari. È ora di passare alla gestione centralizzata di tutto il sistema regionale e di affidare la cura dell'azienda, un'azienda che funzioni con criteri privati anche se pubblica, a manager capaci, competenti».
Com'è andata a finire? Così: un piano di rilancio fallito perché basato su previsioni errate, l'impossibilità di approvare un vero e proprio progetto industriale, la mancata revisione al rialzo delle tariffe dell'acqua (strombazzata come novità rivoluzionaria) con la conseguente difficoltà a coprire i costi ordinari di gestione. Critiche di faziosi giornalisti di sinistra? Affatto: sono le principali «criticità» - le chiamano così - denunciate da Pietro Cadau (Pdl), presidente del consiglio di amministrazione di Abbanoa, durante una recente assemblea generale dei soci (amministratori comunali e provinciali). Nel sollecitare un aumento di capitale di 14 milioni (da coprire con l'ingresso di nuovi comuni soci e, per oltre 11 milioni, con quote degli attuali), Cadau ha svelato - ma tutti lo sapevano da tempo - «la grave situazione operativa nella quale la società vive sin dalla sua costituzione». «Bastano due indici - ha detto il presidente - per evidenziare lo stato attuale: perdite idriche in rete per il 40 per cento e il 56 per cento e carenze delle strutture civili e impiantistiche tali che richiederebbero investimenti per la messa a norma di oltre 220 milioni». Nota più di tutte dolente, per Cadau, la mancata revisione delle tariffe: «Un'omissione - ha detto - che ha determinato un danno grave e difficilmente rimediabile agli interessi economici e patrimoniali di Abbanoa».
Insomma, un disastro. Come se ne esce? Comuni, province e regione, alle prese coi tagli voluti da Giulio Tremonti, soldi da impiegare nella urgente ricapitalizzazione della società non ne hanno. Resta evidentemente l'opzione privata, in fondo l'esito più coerente rispetto alle scelte di fatto privatistiche che hanno presieduto sia alla scelta di far nascere Abbanoa sia alla sua gestione.
La giunta Cappellacci ipotizza la nomina di un amministratore delegato dagli ampi poteri che elimini la possibilità di controllo dei comuni e delle province. È un primo passo verso la privatizzazione, che a questo punto neppure i vertici della società escludono: «C'è - dice Cadau - una legge nazionale». Un netto «no» arriva però da Cgil, Cisl e Uil, che criticano la giunta Cappellacci per un anno e mezzo di assenza e di mancata programmazione. Mentre il presidente Pd della provincia di Nuoro, Roberto Deriu, dichiara: «È ora di iniziare la grande battaglia per l'abolizione di Abbanoa, macchina di mostruosa inefficienza». In Sardegna la guerra dell'acqua è appena cominciata.
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